Visita al Teatro Marcello, dove nasce lo schema del teatro classico romano

Giuseppe Fantasia

Se si guarda da lontano, il Teatro di Marcello – probabilmente il più antico teatro giunto fino a noi - sembra una piccola copia del Colosseo, ma in realtà, a mano a mano che ci si avvicina a quell’imponente struttura, sita a Roma nell’omonima via a due passi dal Campidoglio e dal Tempio Maggiore, emergono subito le differenze, a cominciare proprio dalla quella sua struttura che non è tonda - ad anfiteatro - ma semicircolare.

    

La sua costruzione fu iniziata da Cesare ma terminata da Augusto nell’11a.C. che lo dedicò al suo defunto nipote Marco Claudio Marcello (42-23 a.C.) – figlio di sua sorella Ottavia e di Caio Claudio Marcello - che a soli tredici anni partecipò al trionfo per la battaglia di Azio (29 a.C.) e poi a quello per la vittoria sui Cantabri (27 a.C.). Fu proprio Augusto, privo di figli maschi, a decidere di adottare quel ragazzo, a designarlo come suo erede e ad unirlo in matrimonio con sua figlia Giulia, favorendo in poco tempo la sua nomina a edile (23 a.C.) e a pontefice, accelerando così il suo cursus honorum per la designazione alla successione imperiale. Nello stesso anno, però, Marcello si ammalò improvvisamente, morendo poi a Baia, colpito, secondo alcuni, da una congiura di palazzo ordita da Livia, la seconda moglie di Augusto, per favorire suo figlio Tiberio alla successione. Una teoria, quest’ultima, ribadita anche nel volume dedicato al celebre Ritratto di Marcello, considerato il più bell’esemplare esistente di quel giovane, un ritratto che si colloca tra i maggiori capolavori della prima età augustea che è oggi di proprietà della Fondazione Sorgente Group.

   

Profondamente addolorato da quella morte prematura, Augusto fece seppellire il nipote nel mausoleo fatto costruire per sé a Campo Marzio e nell’11 a.C. ne promosse il culto in tutte le città dell’Impero innalzando molte statue onorarie, ma, soprattutto – come ha spiegato al Foglio il professor Eugenio La Rocca della Sapienza Università di Roma, “gli intitolò il teatro adiacente il Tevere, eretto nel luogo che la tradizione aveva consacrato alle rappresentazioni sceniche e dove già si trovava il Theatrum et proscenium ad Apollinis, connesso con il tempio di Apollo”. Un edificio – ha aggiunto – che fisserà lo schema del teatro classico romano in cui la cavea poggia su strutture in muratura e non su un declivio naturale, come nel teatro greco”. Nel giorno dell'inaugurazione si verificò un incidente noto agli studiosi e a tutti gli appassionati di storia della Roma antica: all’arrivo degli attori sulla scena, la sella curulis sulla quale era seduto l'imperatore, si ruppe, provocandone la caduta, ma lui, con un gesto della mano, ordinò di riprendere subito la rappresentazione. 

    

La capienza del teatro è stata stimata sui quindicimila posti, ma in particolari casi di necessità poteva arrivare ad ospitare anche ventimila persone. Come il Colosseo, costruito ottantatré anni dopo, anche il teatro di Marcello era dotato di un velario per ripararsi dal sole mentre diversi vasi bronzei sistemati ad hoc ne facilitavano ed amplificavano l’acustica. La facciata esterna della cavea, in travertino, era costituita originariamente da quarantuno arcate e dei tre piani che la costituivano sono conservati parte del primo e del secondo, di ordine ionico e dorico, mentre del terzo furono viste solamente poche tracce, si legge in “Theatrum Marcelli”, il volume dedicato al celebre edificio (la redazione è a cura di Massimiliano Ghilardi e Angela Sardini) che proprio di recente è stato pubblicato dall’Istituto Nazionale di Studi Romani, una onlus che affronta la conoscenza di Roma in tutti i suoi aspetti e in ogni tempo della sua storia millenaria, dall’antico ai nostri giorni. A scriverlo, Paola Ciancio Rossetto e Giuseppina Pisani Sartorio che dopo lunghe ricerche, sono riuscite a realizzare il volume più esaustivo su quell’edificio e su quel particolare periodo storico. Un libro prezioso (si può prenotare ed acquistare scrivendo una mail a segreteria@studiromani.it ) che parte dalla storia del teatro stesso fino allo sguardo sul contesto ambientale con capitoli dedicati anche ai disegni rinascimentali e al sistema decorativo. Originariamente alto poco più di trenta metri, il teatro ospitò spettacoli teatrali ma anche gare di poesia e musicali. Successivamente, con la soppressione degli spettacoli teatrali, fu abbandonato, diventando cava di materiale edilizio come molti altri monumenti antichi. Nel XIII secolo, i Fabi edificarono sulle rovine del teatro un palazzo, passato poi ai Pierleoni, ai Savelli – che iniziarono ad eseguire i lavori di restauro – e poi agli Orsini, fino ad arrivare ai nostri giorni, divenendo così una delle principali attrazioni di una città come questa dove c’è ancora, tanto, troppo, da fare, a cominciare proprio dalla conservazione dei suoi beni culturali.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.