Un patto per continuare a far crescere l'Italia della cultura

Angelo Argento*

Mentre l'Italia politica è bloccata in uno stallo istituzionale che ad ora vede tutte le soluzioni possibili e quindi nessuna; c'è un'Italia che cresce a ritmi e percentuali a doppia cifra, l'Italia che produce e diffonde Cultura nelle sue declinazioni più varie sintetizzabili da tre B: Bellezza, Bontà, Benessere.

 

Siamo un Paese che, specialmente in questo settore, nonostante le sue tante contraddizioni, gode di riconoscimento internazionale e credito per merito, innovazione ed eccellenza.

Un pezzo importante del Paese fatto di tantissime imprese private e anche, un piccolo miracolo italiano, di istituzioni pubbliche che tengono altissimo il nome dell'Italia nel mondo.

 

I freddi dati numerici lo testimoniano: l'intera filiera fatta, oltre che di turismo, di nuove imprese, localizzazioni straniere e investimenti esteri, frutta ogni anno al Paese oltre 90 miliardi di euro, il 7,8 per cento della ricchezza totale, dando lavoro ad oltre 1 milione e mezzo di persone, il 6,1 per cento del dato nazionale.

Più, ad esempio, dell'intero settore meccanico. Il solo export del settore vale oltre 30 miliardi di euro e rappresenta l'8,9 per cento dell'export nazionale (dati Istituto Tagliacarne, 2017).

Cultura, bellezza e creatività valgono, per economia generata, il 16,7 per cento del Prodotto interno lordo italiano, circa 250 miliardi.

Lo afferma il recentissimo report di Assocamerestero e fondazione Symbola che illustra nel mondo i primati di innovazione, competitività e sostenibilità del sistema produttivo della filiera culturale della penisola.

 

Questi dati consegnano alla politica un quadro che ne amplifica le responsabilità e ne invoca una scelta di campo ineluttabile tra un sostegno e un rafforzamento delle politiche che ne hanno contribuito il rilancio o un ritorno ad un triste passato di chi affermava che la cultura serva solo ad alimentare l'anima e non anche il corpo degli italiani.

Tanto basterebbe, probabilmente, per rispondere anche alle obiezioni di chi paventa svendite del patrimonio del Paese, anche a causa dell'“opacità” nel sistema di concessioni con cui le operazioni sono gestite dai soggetti privati, in presenza di uno Stato “debole”.

 

Credo, al contrario, che porre la cultura al centro dell'agenda del prossimo governo significhi mettere in campo uno Stato “forte”, che impiega mezzi e risorse nella tutela, gestione e controllo del nostro enorme patrimonio materiale e immateriale, sostenuto e reso ancora più incisivo dalle sinergie tra pubblico e privato nelle quali i cittadini ricoprono un ruolo fondamentale di protagonisti consapevoli.

 

Tutto questo, naturalmente, a patto che la cultura, nella sue variegate declinazioni, sia al centro dell'agenda del prossimo governo e venga riconosciuta come elemento trainante per lo sviluppo e non come un inutile e dispendioso ammennicolo, alla stregua di un vecchio cimelio di famiglia.

 

Per questo, come “Cultura Italiae”, lanciamo l'idea di un patto trasversale da far sottoscrivere a tutti i gruppi parlamentari che rilanci le politiche economiche del Paese avendo come cuore e centro degli investimenti anche la filiera culturale.

Tutto ciò al fine di generare un circolo virtuoso, di un'accresciuta consapevolezza delle possibilità, dei valori, delle prospettive anche economiche e lavorative che offre il sistema culturale italiano.

 

Consapevoli che la Cultura non può essere considerata solo per la sua valenza puramente economicistica, è però necessario supporre che senza valorizzarne il suo valore economico, non solo non potrebbe sopravvivere, ma si disperderebbero le sue enormi potenzialità per sostenere la crescita etica ed economica del Paese.

 

*presidente Cultura Italiae

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