La carta è il futuro

Francesco Maselli

Parigi. Quando ci accoglie al 17 rue Visconti, nel 6éme arrondissement di Parigi, a due passi dalla chiesa di Saint-Germain-des-Prés, Patrick de Saint-Exupéry si dice “stanco ma felice”. Ha da poche ore ritirato il numero uno di Ebdo, il nuovo settimanale francese in edicola da ieri del quale è uno dei due direttori. “E’ un’avventura e una grande scommessa – ci dice mentre ci accompagna per la redazione, un loft di due piani che accoglie circa cinquanta giornalisti al lavoro in grandi tavoli collettivi – abbiamo deciso di non avere pubblicità e di costare relativamente poco, soltanto tre euro e cinquanta”. Niente pubblicità vuol dire anche una quarta di copertina libera da inserzioni, così la “une” ha un suggerimento: “girami”, nel retro un’altra prima pagina, con le storie di contorno che compongono il settimanale di cento pagine. L’ultima è vuota, e consente al lettore di annotare le sue impressioni, i suoi appunti e perché no, di creare la propria pagina da condividere sui social network.

  

La necessità di un giornale diverso non viene da una critica alla qualità del sistema dei media, ci spiega Saint-Exupéry, 55 anni, lontano parente di Antoine, autore del “Piccolo principe”, un passato da inviato in giro per il mondo per l’Express e il Figaro, con voce profonda e marcata dal tabacco: “Il contrario. La progressione qualitativa del giornalismo francese è stata enorme negli ultimi anni. Ma questo, che è un bene, ha avuto un effetto collaterale: leggere un giornale è diventato un rito da esperti. La stampa si è allontanata dal lettore normale. Un esempio semplice: quando si scrive ‘place Beauvau’ al posto di ‘ministero dell’Interno’ c’è un problema. In pochi sanno dov’è la sede del ministero dell’Interno, nessuno direbbe mai ‘Beauvau’ ad alta voce. Se lo scrivete state parlando a delle persone con dei codici. Non è questo quello che vogliamo fare”.

   

I contenuti di Ebdo non saranno disponibili online. Una scelta rivendicata ma che non implica una denuncia al web delle fake news e dei contenuti acchiappa click. Durante la nostra chiacchierata Saint-Exupéry non pronuncia mai parole indignate nei confronti di internet: “Chi critica il web è sulla strada sbagliata. Noi abbiamo scelto la carta per delle ragioni ‘utilitatistiche’: secondo una serie di studi la carta è il miglior supporto dove memorizzare quanto si legge. E non conosco altri esempi nel mondo, a parte il caso di Mediapart, di giornali che si sostengono soltanto grazie agli abbonamenti digitali. La carta è ancora l’unico mezzo che consente di fare guadagni”.

   

Il digitale sarà sfruttato in un altro modo. Attraverso il sito “La source”, la fonte, il giornale intende coinvolgere i lettori nella costruzione degli articoli: “Proveremo a ribaltare la piramide, non dall’alto verso il basso ma dal basso verso l’alto. E quindi chiediamo ai nostri lettori di darci consigli, notizie, e anche di ospitarci quando lasciamo Parigi per i reportage”. Un settimanale generalista che ha l’ambizione di non farsi dettare l’agenda dall’attualità è un prodotto che manca in Francia, secondo i fondatori, che sostengono che il dibattito politico sia troppo presente nei media, più rappresentato di quanto sia rappresentativo delle attese del lettore: “La politica è onnipresente e già copertissima. Quello spazio è saturo. Non faremo le nostre copertine in funzione dell’attualità, perché questo modello ti costringe a rincorrere le notizie aggiungendo confusione alla confusione. Cercheremo di spostare l’attenzione dei lettori dall’attualità alla pertinenza. Non vuol dire non occuparsi della cosa pubblica, sia chiaro, ma di farlo in modo diverso”.

   

Tra le firme c’è quella dello scrittore Emmanuel Carrère anche se, assicura Saint-Exupéry, “non vogliamo essere ‘prestigiosi’, ci sono delle firme molto conosciute che scrivono per noi perché ci apprezziamo reciprocamente, ma non intendiamo andare a caccia di nomi pesanti. Ebdo è un giornale semplice”. Non rischia di essere piatto? “Spero di no! Cercare di non mettersi al di sopra del lettore è estremamente importante”.

   

Il costo di un’avventura del genere è alto, 13 milioni di euro all’anno. Il punto di equilibrio è calcolato in circa 70 mila abbonamenti e 20 mila copie vendute in media da raggiungere in due anni, numeri molto alti, ma non così tanto: i settimanali tradizionali in Francia vendono almeno il doppio. Ebdo ha già ottomila abbonati che hanno dato fiducia al giornale ancora prima che fosse pronto, i giornalisti hanno battuto tutta la Francia con un camioncino per spiegare il progetto sono riusciti a raccogliere 410 mila euro grazie a un crowdfunding lanciato quest’estate. Un record nel paese. La fiducia dei lettori è al centro del progetto, e anche la loro complicità. Il nome del giornale, che non esisteva quando l’idea di pubblicarlo è stata comunicata, è stato scelto da un lettore: Ebdo viene da Hebdo, abbreviazione di Hebdomadaire, settimanale, appunto. Manca una ‘h’, aggiunta a caso in una parola che i lettori dovranno trovare nascosta tra i vari articoli. Chi arriva primo, vince un premio.

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