Ignoranza e puritanesimo su Balthus

Redazione

Sono già diecimila le persone che hanno firmato una petizione che chiede al Metropolitan Museum di New York di non esporre un dipinto di Balthus, “Thérèse dreaming”, che ritrae una ragazzina seduta con la gonna alzata a cui si vedono le mutandine, e che secondo i promotori della raccolta firme “promuove la pedofilia”. Per fortuna il direttore del museo non ha ceduto al nuovo rigurgito puritano che, nell’epoca della molestia facile e delle copertine dedicate al #metoo, ha cominciato a prendere di mira l’arte e chiedere la censura degli artisti che in vita non si sono comportati bene. “Il dipinto appartiene alla storia dell’arte europea”, la replica del Metropolitan, il dipinto resta appeso. La prima firmataria dell’appello non si è data per vinta e ha chiesto “al museo di essere più coscienzioso nel contestualizzare le opere: può farlo spostando il quadro in un’altra galleria o fornendone una descrizione più contestualizzata”. Balthus può nuocere alla salute come un pacchetto di sigarette, insomma. Che il famoso pittore francese avesse un debole per le ragazzine è noto a tutti (lo stesso Metropolitan in una vecchia retrospettiva ne aveva avvisato i visitatori), che la visione di questo dipinto, tra i più noti dell’artista, improvvisamente provochi turbamento in chi lo vede tanto da chiederne la rimozione, ci dice molto non soltanto sul grado di follia a cui la caccia all’orco degli ultimi mesi è arrivata, ma anche dell’ignoranza di chi, portando avanti l’ennesima battaglia politicamente corretta, pensa di potere riscrivere la storia (dell’arte e non solo) a colpi di morale.

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