Un brindisi per Brin

Ha inventato il giornalismo di costume senza cadere mai nel conformismo. Un libro celebra il suo sguardo unico sul mondo

16 Ottobre 2017 alle 14:33

Un brindisi per Brin

Massimo Campigli, “Ritratto di Irene Brin”, 1954 (Mamiano di Traversetolo, Parma, Fondazione Magnani Rocca)

Nel 1937, sedicesimo anno dell’era fascista e primo del Minculpop, il ministero della Cultura popolare, un giornalista “conservatore in un paese senza più niente da conservare” affida una rubrica a una giornalista miope che ha le gambe lunghissime e parla cinque lingue. Il giornale è Omnibus, lui è Leo Longanesi, lei è Maria Vittoria Rossi, fino ad allora firmatasi Mariù, Marlene e/o Oriane (omaggio a Proust) sul Lavoro, quotidiano socialista di Giovanni Ansaldo, sul quale, pochi anni prima, aveva esordito...

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