
Le Ecclesiaste bibliche ci dicono che “chi accresce la conoscenza accresce il dolore”. Oggi si può tranquillamente dire che la conoscenza accresce la frustrazione. L’uomo contemporaneo è frustrato perché avverte tutta la propria inadeguatezza di fronte a processi storici incontrollabili. Eppure siamo immersi da notizie, da informazioni, da visioni delle cose più o meno veritiere, più o meno manipolate. La frustrazione derivante dall’impossibilità di capire le cose può sì produrre una certa arrendevolezza di fronte all’enormità dell’universo (come succedeva col sublime kantiano). Più probabile è che essa produca il contrario: l’autoglorificazione del proprio labirinto mentale. Il testo del sociologo Gérald Bronner, già autore di lavori dedicati alla forbice tra conoscenza e ignoranza, è un importante tassello per chiunque voglia cercare di capire (e di capirsi) senza affondare nelle sabbie mobili dell’ironia, del fatalismo o del risentimento. Il titolo è chiaro: la democrazia massmediatica di oggi tende a creare creduloni per via della liberalizzazione incontrollata dell’informazione e della stessa “personalità democratica”. Ebbene sì, mentre fino a pochi decenni fa sociologi, filosofi, psicologi e quant’altro si arrovellavano sulla “personalità autoritaria”, oggi invece si cerca di capire dove stia conducendo la libertà di parola quasi incontrollata che regna nelle democrazie occidentali. La risposta di Bronner è semplice: alla dabbenaggine. Intendiamoci, se in passato le colpe erano imputate ai poteri tradizionali (alle chiese), oggi l’oscurità è imputabile alla razionalità umana. Ed ecco che le Ecclesiaste rientrano prepotentemente in gioco: se è vero che la conoscenza umana cresce in termini geometrici, mentre quella individuale in termini aritmetici (giusto per rievocare un vecchio distinguo malthusiano), lo è altrettanto che la mente umana, checché ne pensassero gli illuministi (Kant in primis), non ha una razionalità universale e universalizzabile. Ha molti coni d’ombra, come peraltro faceva notare Bacone con gli idola fori. Le teorie cospirazionistiche non sono l’espressione di qualche mente diabolica e isolata oppure di imbecilli patentati, semmai di un sentire individuale piuttosto diffuso che porta l’uomo democratico a congetturare collegamenti inesistenti, a cercare un nemico, un capro espiatorio sulla base della propria “ignoranza”. Un nemico incarnato nell’ebreo oppure in zio Sam, nel finanziere avido o nel politico corrotto. Che fare? Bronner propone metodo e umiltà. Ciò che manca oggi è la fiducia nella conoscenza degli esperti. Bisogna fidarsi del proprio prossimo. Ma l’uomo democratico del XXI secolo sarà in grado di farlo?