Chi veicola fake news in Italia, ben prima di Facebook
Che differenza c’è tra una notizia falsa che arriva da un sito sconosciuto e una che arriva da una procura e alimenta la propaganda di un movimento politico?

Al direttore - Certamente il progresso c’è ed è evidente: fino a 30 anni fa (anzi, meno!) la ricerca della verità sui mezzi d’informazione era utopistica, e comunque lasciata alla libera decisione del giornalista: libertà di cui, per fare un esempio, Indro Montanelli e Giorgio Bocca facevano un uso ben diverso tra loro. Avevamo un intero blocco del mondo, ampiamente infiltrato nella cultura e nell’editoria occidentali, che aveva fatto della “disinformazione” una vera e propria ragione di vita, che lo teneva in piedi con le buone o – più spesso – con le cattive. Adesso i comunisti non ci sono più (anzi, forse non ci sono mai stati, no?) e si può parlare non solo di libertà, ma addirittura di verità nell’informazione. Evviva!
Giovanni De Marchi
Giovanni De Marchi
Sarebbe bello, a proposito di verità-tà-tà, se questa improvvisa attenzione dedicata dai giornaloni al fenomeno delle fake news contribuisse ad aprire un dibattito, all’interno degli stessi giornaloni, su un tema che riguarda sempre la post verità. Pensateci: che differenza c’è tra una fake news che arriva da un sito sconosciuto e alimenta la propaganda, chessò, trumpiana e una fake news che arriva da una procura e alimenta la propaganda di un movimento politico? Meglio ancora: quand’è che si capirà con chiarezza che le bufale non sono soltanto le notizie false ma sono anche le patacche che vengono spacciate per Verità, con la V maiuscola, pur essendo soltanto delle verità parziali, spesso poi smentite dai fatti? Che differenza c’è tra un papello che non esiste e una notizia che non esiste? C’è tutta questa differenza tra una notizia di reato palesemente infondata e una notizia palesemente falsa? E se non c’è, perché allora non applicare ai divulgatori seriali di bufale giudiziarie – notizie che non lo erano, direbbe il nostro amico Luca Sofri – gli stessi criteri applicati ai divulgatori di notizie false? Vogliamo parlare di fake news? Bene. Allora smettiamo di parlare della propaganda russa e iniziamo a parlare di chi alimenta in Italia la post verità, da ben prima che arrivasse Facebook. Quando il fango ha cominciato a essere infilato nei ventilatori, Zuckerberg forse non era neppure nato. Vogliamo parlarne?
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Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.
