
Intraprendere un viaggio esistenziale nei luoghi periferici della propria città d’origine per svelare cosa accade all’ombra dell’agiata vita di provincia. Perseguendo quest’obiettivo, Maurizio Fiorino, giovane fotografo nonché scrittore crotonese, si è soffermato sulle sponde del fiume Esaro ove “i coloni greci avevano fondato il posto più bello dell’antica Magna Grecia”, ha spiato tra i casermoni ingrigiti di una periferia pervasa dall’odore del degrado e, a distanza di due anni dal suo esordio letterario con “Amodio”, ha dato vita a “Fondo Gesù”. Qui si intrecciano casualmente le esistenze di Mario, piccolo criminale in erba, e Angelo, timido adolescente, costretti a crescere velocemente a pane e assenza di genitori distratti da beghe famigliari, alcol e isterismi. Proprio l’avversione nei confronti del mondo degli adulti unisce i due protagonisti che, tra le strade assolate del quartiere degradato, si ritrovano a vagabondare a braccetto con un desiderio implacabile di ribellione.
La narrazione adrenalinica scorre sui binari del sesso vissuto come sfogo di una pulsione o atto mercenario, della violenza che malcela una fragilità affettiva, senza mai concedere soste per ristorarsi, procedendo sempre dritto verso il capolinea della perdizione. I due giovani, sempre più convinti che “chi nasce in un posto sbagliato deve andarsene”, intraprendono un viaggio on the road per disfarsi dei bagagli colmi di miseria e fare il pieno di una libertà anarchica tanto agognata, non riuscendo però a riallacciare i fili spezzati del dialogo con famiglia e istituzioni né tantomeno a raggiungere la meta redentrice. Così, con un lessico ruvido e irriverente, Fiorino narra le scorribande di adolescenti cresciuti nel quartiere “Fondo Gesù”, in bilico tra il fondo in cui precipitano quotidianamente e Gesù rappresentato disastrosamente da un suo sciagurato discepolo. Il titolo ossimorico, tratto appunto dalla realtà, rispecchia le contraddizioni insite in “erbacce brutte e velenose cresciute spontaneamente ai bordi delle strade” che tentano l’ascesa arrampicandosi sul muro frastagliato della delinquenza. Ma salendo incontrano discriminazione, droga, prostituzione: ciottoli minacciosi che li fanno cadere rovinosamente. D’altronde “se la radice è avvelenata, l’albero come fa a crescere?” sorge spontaneo chiedersi. Permane, però, la preziosità di un sentimento amicale germogliato spontaneamente. Tra i marciapiedi su cui i protagonisti hanno mosso i primi passi per prendere la rincorsa verso quel mondo che a modo loro avrebbero voluto conquistare. E invece li pesta senza pietà, facendoli appassire.



