
Secondo Valerio Cutonilli e Rosario Priore, autori de “I segreti di Bologna”, “La verità non ha tempo” e non è mai troppo tardi per raccontarla. La sua intrinseca soggettività si pone quale cronaca lucida e asciutta che conduce a più spunti di riflessione. Sono passati trentasei anni da quel sabato 2 agosto 1980. Quel giorno l’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna ha provocato ottantacinque morti e duecento feriti in seguito all’esplosione di una bomba di ventitré chilogrammi. La totale astrazione concettuale del principio di verità, sostituita fattualmente dall’analisi del tempo e degli avvenimenti, ovvero, nel caso specifico, da indagini che nel trascorrere del tempo si sono rincorse sempre uguali, ammantate di schemi e modelli della società: i soliti colpevoli del sistema di quell’epoca.
“La persistente ambiguità di un elemento di fatto, storicamente accertato e non compiutamente giustificato: la presenza a Bologna del terrorista tedesco Thomas Kram, la mattina del 2 agosto 1980”: Kram, definito da Priore come “l’esplosivista di Carlos” (Carlos lo Sciacallo, famigerato terrorista internazionale legato a doppio filo all’Fplp) è il nome rivelato dal pm Enrico Cieri in seguito all’archiviazione dell’inchiesta nel febbraio 2015 e al contempo il motopropulsore che dà vita a questo libro, una ricerca dettagliata – per mezzo di un’esaustiva consultazione degli atti della vecchia istruttoria bolognese con la documentazione delle commissioni parlamentari d’inchiesta e degli archivi dei paesi del vecchio blocco sovietico – che si presenta al lettore in due parti differenti, per volontà dei due autori, con l’intenzione di fornire tutti i dati necessari affinché sviluppi una critica personale.



