Il bambino nella gabbia e noi a tifare per il gorilla (ciao ciao etologia)

L’istinto animalista collettivo scatenato contro il direttore dello zoo dell’Ohio che ha fatto abbattere un gorilla per salvare un “cucciolo d’uomo”. Ma non è la natura a imporci di salvare la nostra specie? (Una controprova dal Giappone)
30 MAG 16
Ultimo aggiornamento: 21:42 | 18 AGO 20
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Un gorilla appena nato all'Howletts Wild Animal Park di Canterbury, nel Kent (foto LaPresse)

I fatti. “Cade nella gabbia del gorilla, dal quale viene afferrato e trascinato per alcuni minuti”, scrive l'Ansa, e già ieri del pauroso evento erano pieni i tg. “E’ accaduto a un bambino di quattro anni allo zoo di Cincinnati, in Ohio, sotto gli occhi terrorizzati dei genitori”. Insomma, succede che il direttore dello zoo di Cincinnati debba prendere una decisione di vita o di morte in pochi secondi, e decida di abbattere il gorilla Harambe, di diciassette anni, perché il sedativo ci avrebbe messo troppo tempo per fare effetto, e nessuno può prevedere cosa succede lasciando un bambino da solo con un gorilla per qualche minuto.
Prendiamo l’altro caso del giorno, forse più spaventoso di quello di Cincinnati, spaventoso come la fiaba di Pollicino. E’ il caso del bambino giapponese di sette anni abbandonato dai genitori in un bosco dell’Hokkaido, “pieno di orsi”, si legge nelle cronache. L’avrebbero fatto per punirlo, ma quando sono tornati indietro per riprenderlo, il bambino non c'era più. Sparito. Ancora il ribaltamento dell’etologia? Non sappiamo, qui la risposta è più sottile, diversa. C’entrano la cultura, l’educazione, la percezione del pericolo e della sicurezza, forse pure la faccenda del bene e del male. Nel bosco dell’Hokkaido sono iniziate le ricerche. Il padre, come usa nella cultura giapponese, si è scusato per aver causato tanto disturbo.