Ragazze, sveglia: non è dei maschi femministi che abbiamo bisogno
Uomini che si dichiarano femministi perché le donne hanno in mano il futuro, perché sono migliori. La campagna promozionale di “La salvezza del mondo - Donne: fattore di cambiamento del XXI secolo” di Paola Diana e la retorica su chi salverà il mondo (le donne, e chi se no?).
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23 MAR 16
Ultimo aggiornamento: 05:25 AM | 11 AUG 20

Roma. “Uomini e donne dovrebbero usare la parola femminista per descrivere sé stessi”. Con questa dichiarazione di Justin Trudeu, Primo Ministro canadese, si apre #iosonofemminista, il video che promuove il libro “La salvezza del mondo - Donne: fattore di cambiamento del XXI secolo” di Paola Diana, Castelvecchi Editore (e lo fa con l’allure della pubblicità progresso, così il marketing c’è ma non si vede).
Due minuti di maschi che si dichiarano femministi perché le donne hanno in mano il futuro, perché sono migliori degli uomini – e bisogna che “ce ne facciamo una ragione”, dice Paolo Palmarocchi, attore, issato su una cyclette – perché la donna è sacra e va rispettata. Paola Diana è un’imprenditrice, ha un blog sull’Huffington Post, ha fondato PariMerito (network di associazioni per “battaglie in nome dei principi condivisi di affermazione della meritocrazia e delle pari opportunità”) e il suo libro inizia con una fulminea descrizione delle sue origini: un padre padrone e un fratello maschio che aveva sempre ragione ed era l’erede designato per i beni migliori.
Erano gli anni Settanta, a Padova: “Fossi nata al sud, avrei respirato anche minor libertà”. E forse è stato grazie a questa fortuna nella sfortuna che ha potuto iniziare sin da piccola a essere femminista, “o forse, semplicemente, sono nata così” (negli stessi anni, le donne in lotta sostenevano che donne non si nasce).
Così come la cultura maschile avrebbe effigiato un Dio a immagine e somiglianza degli uomini, Paola Diana rielabora “La Lisistrata” a immagine e somiglianza della sua tesi. Tesi che è difficile contestare fintanto che sostiene che l’apporto femminile al presente e al futuro del mondo è ancora poco garantito, ma che è molto arduo sostenere nella sua inespressa eppure chiarissima sostituzione del maschio con la femmina. In quello stesso capitalismo efficientista e spietato che agli uomini rimprovera, Paola Diana vuole dei capi femmina, perché le femmine sono migliori. Il mondo salvato dalle donne, per Paola Diana, lascerebbe campo libero agli uomini perché sarebbe un mondo femminista. Come la paternità che è diventata maternità, pure il femminismo è più maschile che femminile, prova ne sono le parole del Primo Ministro canadese, i coming out di divi hollywoodiani, la campagna #iosonofemminista senza donne e quella, assai virale, #womanagainstfeminism, dove migliaia di ragazze si sono fotografate con il cartello "non sono femminista perché non sono una vittima”.
Quarant’anni dopo vale ancora, quella lotta separata ma solidale? “Cosa vogliono le donne” (Einaudi) è un libro di due anni fa: si propone di smontare i miti sulla sessualità femminile, mettendo insieme studi condotti da donne sul piacere delle donne. La loro raccolta, quindi la loro sintesi, la spuntatura grossolana della loro specificità, è firmata da un uomo: Daniel Bergner. E così pure il modo in cui godiamo ce lo siamo fatto spiegare da un maschio.