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Qualche domanda sull'indagine monstre che agita i Palazzi lombardi

Filoni di inchiesta differenti, l’ombra della criminalità ma soltanto in qualche angolo. I dettagli. Non è il ’93

15 Maggio 2019 alle 20:10

Qualche domanda sull'indagine monstre che agita i Palazzi lombardi

Il palazzo di Giustizia di Milano (foto LaPresse)

L’inchiesta monstre che dal 7 maggio scorso sta agitando il mondo politico e imprenditoriale lombardo è complicata anche solo da raccontare, perché è in realtà un aggregato di più filoni d’indagine, di cui non sempre sono evidenti i collegamenti, se esistono. E’ un’inchiesta coordinata dal responsabile della Dda milanese, Alessandra Dolci, il che implica reati di criminalità organizzata. Ma, per limitarsi ai nomi più importanti finiti nel registro degli indagati – il governatore Attilio Fontana (abuso d’ufficio) e da oggi il presidente di Confindustria Lombardia e presidente dell’azienda Officine Meccaniche Rezzatesi, Marco Bonometti e con lui l’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi (finanziamento illecito ai partiti) – si tratta di ipotesi di reato che nulla hanno a che fare con la ’ndrangheta. E neppure con le “tangenti” che da una settimana sono tornate a volteggiare come avvoltoi nei titoli di stampa. Poi ci sono appalti minori e molto minori, che in alcuni casi avrebbero favorito – ma per il tramite di imprenditori, non di politici – imprese in sospetto di criminalità (dunque su questo è la competenza della Direzione distrettuale antimafia) e faccende a cavallo tra normali consulenze e ipotesi di finanziamento illecito ai partiti. Reati ancora da dimostrare. La ratio da “maxi inchiesta” che unificherebbe il tutto e la sua forza nel far tremare i Palazzi lombardi un po’ sfugge. Forse, dal mazzo di carte, conviene scrutare qualche figura dei tarocchi. E, senza dare risposte, porre delle domande. Arcani maggiori e minori.

 

IL CARCERE - Nei diversi filoni coordinati dai pm Silvia Bonardi, Adriano Scudieri e Luigi Furno gli indagati sono più di 90. Sono 43 le misure cautelari, di cui solo 12 in carcere. Tra i carcerati c’è Pietro Tatarella. E’ stato consigliere comunale fino al giorno dopo l’incarcerazione. Secondo l’accusa, avrebbe favorito un imprenditore dal quale aveva una consulenza fittizia. Anche Gioacchino Caianiello, ex coordinatore provinciale di Forza Italia a Varese è in carcere in quanto “burattinaio” di un sistema di corruzione. E’ stato chiesto l’arresto per il parlamentare novarese di Forza Italia Diego Sozzani. Ma il carcere è una misura cautelare che si adotta se c’è il pericolo di fuga, la possibilità di inquinare le prove e o la reiterazione del reato. Sempre indispensabile il carcere, in questi casi?

 

L’INDAGATO - Attilio Fontana è indagato. Non l’indagato per il reato più grave, ma quello più in alto. Lunedì è stato interrogato e ha dichiarato di aver chiarito tutto. Una settimana prima il procuratore capo di Milano Francesco Greco aveva detto “sarà sentito prossimamente”, ma in che veste – da persona informata sui fatti o da indagato – “non lo sappiamo ancora”, aveva aggiunto. Il giorno dopo tutti i giornali scrivono che Fontana non è indagato, tranne il Corriere della Sera che spara: Fontana indagato. Ha ragione il Corriere. Perché la Procura, fino a 24 ore prima, non lo sapeva? O se lo sapeva, perché non dirlo subito? Da oggi Fontana non è però il nome più in vista nell’inchiesta. Il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti avrebbe pagato una consulenza fittizia da 31 mila euro a una società in cui figura anche Lara Comi. E’ abbastanza per configurare il reato di finanziamento illecito, e con ciò tratteggiare un sistema à la Prima Repubblica ai massimi livelli di Confindustria? Per 31 mila euro?

 

L’OROLOGIO - Si sa, le inchieste vengono pubblicate praticamente ovunque, e quasi integralmente. In un primo tempo gira l’ordinanza sulle custodie cautelari: 43 persone. Una lettura agile, poco più di un centinaio di pagine. Poi, il giorno dopo, circola un’altra ordinanza, con gli indagati: 76 persone. Sono quasi 1.300 pagine. Ma gli indagati, secondo le informazioni del primo giorno, dovrebbero essere 95. Che fine hanno fatto 19 persone? Chi sono? In Regione è un tripudio di voci e vocine. Si diffonde subito un clima di sospetto su tutto e tutti. Il problema è che politica vuol dire prendere decisioni, e invece qui prevale la paralisi. Giustizia a orologeria è una cattiva espressione. Però, perché mai Tatarella viene iscritto il 27 febbraio e viene arrestato oltre due mesi dopo? Anche questo arcano andrebbe spiegato.

 

’NDRANGHETA - L’inchiesta è coordinata dalla Dda, poiché un imprenditore (finora) era colluso con i clan. Sta tutto nelle carte. Non è chiaro, invece, se i politici facevano affari con i clan, oppure no. Il che pone un altro problema: non è chiaro se l’inchiesta monstre milanese sia un’inchiesta sul sistema Caianiello oppure sul sistema ’ndranghetistico in Lombardia. Arcani maggiori.

Fabio Massa

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