cerca

Quale legge giustifica l'arresto del sindaco di Riace?

Nel merito delle accuse si dovrà pronunciare una corte di giustizia. Quello che invece non si capisce è perché Domenico Lucano è stato sottoposto a una misura cautelare preventiva

2 Ottobre 2018 alle 18:36

Quale legge giustifica l'arresto del sindaco di Riace?

Il sindaco di Riace, Domenico Lucano (foto LaPresse)

La vicenda di Domenico Lucano, il sindaco di Riace finito agli arresti domiciliari per aver favorito l’immigrazione clandestina, è di quelle destinate a dividere gli animi. Per alcuni è un eroe che ha preposto le esigenze umanitarie alle considerazioni burocratiche, per altri un trafficante che ha cercato di ottenere indebitamente sovvenzioni per il suo comune. Per la verità le accuse formulate dalla procura di Locri erano assai più pesanti, associazione per delinquere, truffa aggravata, falso, concorso in corruzione, malversazione e abuso d’ufficio, ma il giudice delle indagini preliminari non le ha accettate, criticando anzi con decisione le caratteristiche confuse e l’assenza di prove “estrinseche”, cioè non riconducibili all’accusatore, che sarebbe, sempre secondo il gip, “tutt’altro che attendibile”. I reati che sono stati presi in considerazione sono le irregolarità nell’affidamento della raccolta dei rifiuti e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Naturalmente è su questo reato che si accende la polemica: il sindaco insieme a sua moglie avrebbe favorito matrimoni di comodo per aggirare la negazione del diritto d’asilo.

 

Indipendentemente da quel che si pensa, nel merito si deve pronunciare una corte di giustizia in un dibattimento in cui le ragioni della difesa e dell’accusa si possono confrontare. Quello che invece non si capisce è la ragione per cui il sindaco è stato sottoposto a una misura cautelare preventiva. Non esiste pericolo di fuga, la reiterazione del reato è resa impossibile dalla esistenza stessa dell’inchiesta, la manomissione delle prove, che consistono in atti pubblici, è un’ipotesi assolutamente irrealistica. Il gip Domenico di Croce, che ha esaminato con acutezza e spirito critico le accuse, ha però accettato di emettere un ordine di restrizione della libertà personale preventivo per il quale non esistono i presupposti giuridici. Qualcuno può pensare che non poteva, dopo aver criticato così pesantemente l’impianto accusatorio, privare la procura anche della “soddisfazione” dell’arresto dell’indagato. Ma non è con questi criteri “mercantili” che si amministra la giustizia in uno Stato di diritto.  

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    03 Ottobre 2018 - 00:12

    Nessuna legge autorizza l'arresto del sindaco di Riace. C'è anzi una legge (l'art.274 del codice di procedura penale) che circoscrive in modo preciso le "esigenze cautelari" (al solito: pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove) che possono giustificare l'arresto. "Esigenze" che evidentemente nel caso specifico non ricorrono. E allora perchè lo fanno? Lo fanno perchè l'irresponsabilità di certi magistrati è supportata da Direttori d'incoscienza come Enrico Mentana (TG La7 di ieri) per il quale "un'ordinanza di custodia cautelare vuol dire soltanto il primo passo della giustizia, che può portare a un processo o neanche ad un processo". Capito? La privazione della libertà di un individuo è "il primo passo della giustizia". E questo lo dicono da 25 anni.

    Report

    Rispondi

  • lucafum

    02 Ottobre 2018 - 23:11

    Ho avuto la ventura, un tempo infinito fa (quasi 20 anni addietro) di conoscere personalmente, a Riace, il Sig. Domenico. Una brava persona. Si dava costantemente da fare, entro i limiti pratici e del buonsenso. Un uomo Ospitale, nella migliore e più pragmatica delle accezioni umane,. Tutt'altro che un sognatore; un grande spirito pratico ed umilmente costruttivo con cui ha affrontato l'enorme problema che gli sbarchi di africani ponevano al suo Comune, nei modi che le circostanze gli permettevano, sin da quel tempo così lontano. La lega di salvini è invece intimamente schiava di una Idea radicalmente distruttiva dell'organizzazione socioeconomica- l'oggetto occulto del patto, che li accomuna ai grillini. L'isis de noantri.

    Report

    Rispondi

  • niky lismo

    02 Ottobre 2018 - 20:08

    Ripropongo il commento alla prima notizia dell'arresto: Ci siamo, questo è il segnale che l'impianto democratico che ha retto per 70 anni sta diventando regime. Quando la politica riesce a indirizzare l'attività della magistratura, di una magistratura magari inconsapevole e ancora convinta di obbedire solo alla legge, ma di fatto accodata all'aria che tira presso il potere politico, allora il pericolo è reale, lo Stato di diritto è ormai in bilico. Salvini esulta, nell'assurda prospettazione "bianchi buoni/neri cattivi" i bianchi lo acclamano perché così si sentono buoni senza esserlo (a Napoli lo applaudono in quegli stessi quartieri che inscenano sommosse contro la polizia che arresta i camorristi). A Riace si tentava il modello opposto: convivenza e collaborazione per dare un'identità non ai singoli ma alla comunità di cui ciascuno è parte. Ma non è stato difficile smontarlo: un'ipotesi di reato si affibbia a tutti, specie con il (poco) velato sostegno del ministro degli interni...

    Report

    Rispondi

  • oliolà

    02 Ottobre 2018 - 20:08

    Certamente. Non è così che si amministra la giustizia. Però che coppiola: pim, pam. Pim Borghi: "Però, se ci fosse la lira". Pam Salvini che uccella i Bronzi di Riace. Al primo risponde Conte che vuole la rivoluzione coi carabinieri: "Come si permette quello. Ma quale lira, quale lira. Noi, all'euro, siamo avvinti come l'edera". A Salvini non si può neanche dire di avercela colla magistratura. Lui sta coi pm.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi