Cronaca
in Laguna •
Il Mose salva Venezia ma la riempie di topi. E i derattizzatori festeggiano
La città non annega più, però assomiglia a topolinia: le inondazione ricorrenti infatti facevano sì che i cuccioli di roditori morissero periodicamente affogati

Foto Ansa
Mosè annegò gli egizi nel mar Rosso; il Mose, quello senza accento, non annega più i topi in laguna, e di conseguenza Venezia sembra diventata Topolinia. Poiché le già vituperate paratie mobili funzionano, dal 2020 l’acqua alta che prima era la regola è diventata l’eccezione. Ma l’inondazione ricorrente faceva sì che i cuccioli di roditori morissero periodicamente affogati, la famosa morte del sorcio. Adesso non più e, visto che una sorcia è un grado di generare in un anno fino a mille e cinquecento sorcetti, i ratti a Venezia sono diventati un problema, o lo sono più di prima.
La notizia l’ha data La Nuova Venezia (sempre sfogliare i giornali locali, ammonivano i capiredattori sì bravi e perduti di una volta), citando anche il dotto studio di un professore emerito di Idraulica dell’Università di Padova. E aggiungendo interessanti dettagli sui tipi di topi cittadini: si apprende così che a Venezia imperversano soprattutto il Rattus rattus, alias ratto nero, e il Rattus norvegicus, vulgo pantegana, e il primo popola i piani alti, la seconda il pianoterra. Molto meno diffuso, per mancanza di materia prima, il topino di campagna (e del resto, i veneziani l’hanno sempre detto: oltre il ponte, xe tuta campagna. Di qua, nisba). Se posso aggiungere una testimonianza personale, da frequentatore di calli e campielli, di pantegane adesso se ne vedono in effetti più di prima. Per un curioso fenomeno di mimetismo, si muovono con la stessa lenta ma sicura nonchalance delle poche, meravigliose dogaresse locali superstiti, quelle che parlano solo in dialetto, hanno ancora il palazzo con alle pareti i ritratti degli antenati caduti a Lepanto e Candia e sono scese in piazza per protestare contro la Venezi a Venezia. Insomma, bisognerà aggiornare la vecchia boutade di Cocteau, sempre poi che fosse sua: a Venezia i leoni volano e i piccioni camminano, d’accordo, ma soprattutto i topi festeggiano.
La notizia suscita evidentemente delle interessanti speculazioni filosofiche. Il punto è che, dando l’ennesima ragione a chi dubitava delle magnifiche sorti e progressive degli uomini (e dei topi), la soluzione di ogni problema ne crea inevitabilmente un altro. Gutenberg inventa la stampa, e insieme il refuso. La Camerata de’ Bardi crea il melodramma, e nascono i tenori. Bossi fonda la Lega, e ci tocca Salvini. Il Mose salva Venezia dalle acque ma la riempie di topi. C’è, naturalmente, anche il rovescio della medaglia: per i derattizzatori è una festa, e il sempre provvido foglio veneziano dà conto anche di tariffe e frequenza degli interventi. E in ogni caso diciamolo, l’acqua alta era una seccatura maggiore di quanto non sia trovarsi davanti dei topi: i turisti sono più molesti, specie quelli mordi–e–fuggi (come i ratti, appunto). Comunque, non si può mai stare tranquilli. Troppo bella, Venezia liberata dall’acqua alta, senza che ci fosse qualche controindicazione. Lo dice anche l’amata Wislawa Szymborska: “A noi resta negata l’idiozia della perfezione”.