"500 militari in più a Milano? Non siamo negli anni di piombo". La polizia boccia il nuovo decreto sicurezza

Parla Felice Romano, segretario generale del sindacato italiano unitario lavoratori di polizia: "Il rischio è che di fronte a un aumento di soldati anche i violenti si attrezzino a loro volta. La manifestazione muscolare innesca la reazione muscolare, serve prevenzione"


20 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:57
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"500 militari in più a Milano? Non siamo mica negli anni di piombo. È una involuzione pericolosissima". Così Felice Romano, segretario generale del sindacato italiano unitario lavoratori di polizia (Siulp), bolla al Foglio la misura prevista dal provvedimento all'esame del Consiglio dei ministri di oggi. All'interno del nuovo decreto sicurezza (il terzo con questo nome dall'inizio della legislatura) ci sono misure che il governo intende mettere in campo come risposta agli scontri che hanno devastato le piazze di Milano e Torino in questo fine settimana. Fra queste, per l'appunto, c'è un incremento dei soldati relativi a Strade sicure, a cui il governo sta pensando di assegnare anche poteri di polizia giudiziaria. Se si procedesse in questo senso, per Romano sarebbe una "mossa scellerata", principalmente per un motivo di formazione: "È come se un malato di cuore si fa operare dall'ortopedico perché ha lo stesso camice bianco di un cardiochirurgo. Prima di appaltare certe questioni a soldati formati per abbattere il nemico, perché non fanno intervenire di più l'Arma dei carabinieri o la Guardia di finanza, che pur avendo uno status militare sono formate ai servizi di polizia? La rigidità del modello militare – dice il segretario – non si attaglia alle esigenze della peculiarità e dell'effervescenza della gestione di piazza". 
Secondo Romano, più militari in piazza non avrebbero un effetto deterrente. Anzi. "Il rischio è che di fronte a un aumento di militari i violenti dall'altra parte si attrezzino a loro volta. E ciò porta a un'escalation dall'esito scontato. No grazie". Del resto, prosegue, "la manifestazione muscolare innesca la reazione muscolare. Invece ciò che ha reso grande il nostro sistema di sicurezza è stata anche la capacità di non apparire, pur essendoci". Esagerata pure l'opzione di dare poteri di polizia giudiziaria ai soldati. "La possibilità di operare l'arresto limitatamente all'impiego dell'operazione strade sicure in tempi di emergenza ci può anche stare. Ma non può reggere un sistema in cui viene data tout court ai militari l'autorizzazione ad agire sul piano dell'ordine della sicurezza puro, come agenti di polizia giudiziaria – sottolinea Romano –. È solo confusione, e rischia di delegittimare anche il lavoro delle 452 mila donne e uomini che in questo paese hanno garantito la crescita di una democrazia avanzata qual è l'Italia".
Oltre al Siulp, tanti altri sindacati del settore (come Siap, Coisp, Silp Cgil) hanno bocciato sonoramente la misura di Palazzo Chigi. E accanto al fronte della sicurezza c'è anche il nodo economico. Per Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap, prima di finanziare ulteriormente l'impiego dei militari, sarebbe meglio che il governo trovasse "i 117 milioni di euro per gli straordinari svolti dai poliziotti nel 2025 e ancora non pagati, nonostante i risparmi degli ultimi tre anni sullo straordinario ordinario dovuti alle carenze di organico". È dello stesso avviso Romano, che pone l'accento su quanto il comparto sia stato già stato fiaccato negli anni da "tagli per 4 miliardi di euro. Il taglio più grosso subito dalla pubblica amministrazione".
Dimostrazione muscolare a parte, l'ennesima stretta sulla sicurezza non è confortante per un governo a quasi fine legislatura. Per Romano, "ciò dimostra che il decreto precedente non è stato efficace. Anche perché, sulla base della mia esperienza, posso dire che il solo aumento della pena edittale, o l'intervento sul piano repressivo, non serve. Piuttosto – dice ancora – occorre puntare sulla prevenzione partendo dalle famiglie. Prima di tutto facendogli arrivare le multe per le vetrine spaccate dai figli". Nonostante le polemiche politiche, però, il problema della gestione dell'ordine pubblico a Milano e Torino, secondo il sindacalista, è da legare al fatto che in quelle città "si è assistito a un fenomeno nuovo che sta sorprendendo tutti e che sta attraversando l'Europa, dalla Svezia alla Francia, dove ragazzini attraverso il web e la guida di qualche esaltato manifestano la loro insoddisfazione non per il caro vita, non per il caro energia o per la disoccupazione, ma perché non hanno l'iPhone dell'ultimo modello o il giubbotto firmato. Tant'è che domenica – sostiene – hanno solo cercato di occupare un'area della piazza per distrarre la nostra attenzione, mentre i loro compagni andavano a sfasciare le vetrine dei grandi brand per saccheggiarli". 
Un meccanismo, questo, di fronte al quale il sistema attuale dell'ordine pubblico non ha retto granché. "I modelli organizzativi che avevamo vanno adeguati a questo cambiamento. In piazza non ci va più solo chi vuole protestare per un sacrosanto diritto, ma anche le bande di ragazzini che approfittano per commettere i reati di microcriminalità". E come si può agire allora? "Con i servizi di prevenzione, fatti però dagli uffici preposti, squadre mobili, Digos, anticrimine, che monitorano sia il fenomeno criminale che i suoi nuovi interpreti, e poi tentano di prevenirlo oltre che di reprimerlo. I conflitti sociali si affrontano con la capacità di comprendere quali sono le dinamiche che le animano, per poi deflazionarle". 
Il decreto del governo, invece, insiste su una più massiccia presenza militare nelle città. E nel tracciare un bilancio complessivo dell'azione di questo esecutivo, Romano evidenzia luci e ombre. "In questi quattro sono stati fatti grandi investimenti economici, ad esempio sono stati assunti ulteriori 5 mila unità. Eppure – conclude – l'impostazione avuta agli allarmi di insicurezza non sempre ci ha convinto". E oggi ne abbiamo un nuovo esempio.