Più che i social, bloccate i coltelli

Oltre ai valori serve il metal detector. Perché mentre si discute di piattaforme, educazione e buone intenzioni, nelle scuole entrano coltelli e bombolette di gas. Il caso del tredicenne che a Roma ha accoltellato la prof.

18 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:17
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Foto Ansa

In una scuola del quartiere romano di Centocelle, un allievo di 13 anni ha aggredito la sua professoressa, prima con gas urticante e poi con un coltello. Si pensa che si tratti di una vendetta per aver ricevuto l'anno scorso dei "debiti" in due materie, che avrebbe dovuto riparare nei prossimi giorni, non proprio una motivazione da scatenare odio violento; ma sembra anche che il ragazzo intendesse immortalare il suo gesto per i social.
Fortunatamente le condizioni della docente non sono gravi, ma questo naturalmente non rende meno grave l'accaduto. Impressiona la mentalità del ragazzo, che grazie all'impunità che gli è garantita dalla giovane età, pensava di compiere un atto da mostrare con orgoglio; fa anche riflettere il fatto che una evidente e così rilevante anomalia della personalità non sia stata in qualche modo avvertita dalla famiglia né dal sistema scolastico in precedenza.
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, oltre a esprimere solidarietà alla insegnante, insiste sulla necessità di "impedire ai minori di 15 anni l'accesso a social e canali pericolosi". Ma il ragazzo, oltre alla telecamera, era in possesso di un coltello e di una bomboletta di gas, ed è su questo che forse bisognerebbe concentrarsi di più. Ci sono norme che consentono di installare metal detector all'ingresso delle scuola appunto per evitare che vengano introdotte armi o altri oggetti pericolosi. Perché non si è provato a installarli a Centocelle (e in quasi tutte le altre scuole)? I soliti soloni delle buone intenzioni ci spiegheranno che non servono le restrizioni ma un'educazione ai valori e così via.
L'educazione è lo scopo primario della scuola, è ovvio, ma questo non può far dimenticare che esiste una minoranza, speriamo ristretta, di giovani che invece vedono nella violenza il valore di riferimento. Servono strumenti concreti e immediatamente operativi. Poi, una volta che sono entrati a scuola senza coltelli in tasca, l'educazione farà quel che può per convincerli a seguire strade migliori.