I fuori pista di Ranucci su quella visita a casa Lavitola

Sigfrido nega di esser passato dal suo amico Valter pochi giorni dopo l'attentato, ma gli atti raccolti dagli inquirenti lo smentiscono

15 SET 26
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Ma Sigfrido Ranucci ci è o ci fa? E’ poco lucido o depista? Non capisce quali sono le domande o fornisce deliberatamente risposte sbagliate per disorientare l’opinione pubblica?
Nelle varie uscite del tour promozionale del suo libro, l’ex conduttore di Report viene ripetutamente sollecitato a rispondere ai tanti dubbi che circondano la “bomba d’amore” piazzatagli dal suo amico Valter Lavitola e ai colpi di scena che emergono dalle indagini. Ma le risposte, troppo spesso, sono fuorvianti o palesemente false.
Questa inclinazione è divenuta più evidente dopo la comparsa sulla scena di Natalia Potenza, l’ex compagna argentina di Lavitola, che ha deciso di prendere le distanze dal padre dei suoi figli dopo aver scoperto il suo tradimento con una donna brasiliana e di raccontare tutto ciò che sa sugli affari di “Valterino”. La prima rivelazione di Natalia Potenza, riportata da Libero prima che la donna venisse ascoltata dai pm, è l’esistenza di una chat (fino ad allora segreta) tra lei e Laura Cianfoni (la “fidanzata” o “collaboratrice” di Ranucci, a seconda delle versioni) nella notte del 4 luglio, subito dopo la perquisizione in cui Lavitola ha scoperto di essere indagato in qualità di mandante dell’attentato all’amico. 
In quella chat, avvenuta nelle stesse ore in cui Ranucci e Lavitola parlavano attraverso un’app criptata del possibile alibi di Lavitola, l’amica di Ranucci inviava alla compagna di Lavitola l’ordinanza di arresto degli esecutori materiali dell’attentato nei confronti del giornalista e altri messaggi in cui era evidenziato il nome di “Corrado” come possibile responsabile dell’attentato (si è poi chiarito che quest’uomo non esiste, ma era un refuso nella trascrizione delle intercettazioni). Un’impostazione completamente diversa dalla ricostruzione (che si è dimostrata vera) degli inquirenti.
Ebbene, la prima reazione di Ranucci alla notizia è stata negare tutto. “Non c’è nessuna chat, sono tutte cazzate”, ha commentato il giornalista alla festa di Avs. Ma siccome quei messaggi esistevano, come dimostrato dalla pubblicazione degli screenshot il giorno successivo, Ranucci ha aggiustato il tiro con un post che negava la notizia confermandola. “Non esiste alcuna chat segreta tra la mia collaboratrice e Natalia, la moglie di Lavitola – aveva commentato il giornalista –. E’ stata mandata un’ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null’altro”. La chat quindi esisteva e non era una “cazzata”, bensì per Ranucci non era “segreta” (anche se lo era stata fino a quel momento).
Lo stesso metodo viene applicato nei giorni successivi ad altre dichiarazioni della signora Potenza. Ad esempio, secondo quanto riportato da numerosi giornali, la donna ha detto ai pm che pochi giorni dopo l’attentato il giornalista ha incontrato Lavitola a casa dell’amico-attentatore. “Sigfrido Ranucci, quando è stato interrogato dai magistrati, ha omesso di dire che lui cinque giorni dopo la bomba, tutto tranquillo, come se non fosse successo niente, si era presentato per la prima e unica volta a casa Lavitola. Non era scosso perché Natalia ci ha parlato. Lui e Valter hanno lasciato i telefoni in cucina e la mia assistita li ha visti andare in giardino a parlare per una mezz’oretta. E’ tutto chiaro? Ci vuole uno scienziato?”. Così ha descritto l’incontro a Libero l’avvocato della Potenza. Ranucci ha smentito, ma ancora una volta in modo equivoco. “E’ falso quanto scrive Open in merito al mio incontro con Lavitola a casa sua. Non ho lasciato il mio telefono nella cucina”, ha postato su Facebook. Ma cosa vuol dire la smentita? E’ falso l’incontro o è falso che ha lasciato il telefono in cucina? E vuol dire forse che l’ha lasciato in bagno o che se l’è portato dietro?
Intervenendo alla festa del Fatto quotidiano, Ranucci ha poi smentito anche l’incontro: “Basta che andate a vedere che ero in tournée per sette giorni. Quindi...” ha risposto ai cronisti che, secondo quanto riporta l’Ansa, gli hanno chiesto di un incontro a casa di Lavitola dopo la perquisizione all’amico-attentatore. Ma si tratta di un altro fuori pista. Perché l’incontro, descritto dalla Potenza, è avvenuto cinque giorni dopo l’attentato del 16 ottobre 2025 (quindi il 21 ottobre) e non cinque giorni dopo la perquisizione di Lavitola del 4 luglio 2026 (e quindi il 9 luglio). E quell’incontro è avvenuto con certezza stando agli atti raccolti dagli inquirenti – e rivelati da Repubblica e Fatto quotidiano – che mostrano messaggi tra Lavitola e Ranucci nei due giorni precedenti per concordare l’appuntamento: il 21 ottobre il tour di Sigfrido ha fatto tappa a casa Lavitola.
Non si capisce perché il giornalista continui a dare in pasto all’opinione pubblica versioni ingannevoli o false. Di certo questa ambiguità non sarà più possibile quando Ranucci, a fine mese, verrà ascoltato dai pm: a domande precise dovrà dare risposte chiare.