Sul caso Fakir non c’è ancora una “verità”

Il percorso degli accertamenti è ancora lungo, con incertezze sostanziali rispetto alla causa della morte e alla responsabilità, ma la politica va di fretta e lascia parlare le proprie convinzioni

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Foto ANSA

La tragica vicenda che ha portato alla morte di Abderrahim Fakir ha suscitato un ampio e giustificato interesse dell’opinione pubblica, ma anche strumentalizzazioni politiche di chi accusa e chi difende la polizia senza attendere i risultati degli esami tecnici necessari. Un primo elemento proviene dalla tac ossea pre-autopsia che è stata effettuata ieri, che ha indicato che tra le cause possibili del decesso c’è una compromissione delle vie respiratorie a causa di un versamento sanguigno nei polmoni, mentre sembra esclusa una frattura. Si tratta di esami preliminari, ma naturalmente ci si aspetta un chiarimento se non definitivo almeno più preciso dall’autopsia che è stata disposta. Una volta stabilita la causa della morte bisognerà stabilire se questa è connessa al modo in cui è stato operato l’arresto e se durante questa operazione siano stati commessi errori che avrebbero potuto essere evitati e, infine ma non per ultimo, da chi siano stati commessi questi errori, perché è bene ricordare ancora una volta che l’eventuale responsabilità penale è personale.
Il percorso degli accertamenti è ancora lungo, il che rende particolarmente discutibile la fretta con cui sono state prese posizioni, si sono convocate manifestazioni, si è insomma sostanzialmente tentato di far prevalere una “verità” politica precostituita su una basata sull’esame accurato dei dati di fatto. Naturalmente non si vuole con questo negare il diritto delle forze politiche e delle autorità amministrative di intervenire e di commentare in base alle proprie convinzioni un avvenimento che suscita tanto interesse. Quello che si chiede è soltanto il rispetto dei tempi necessari per gli accertamenti, un minimo di prudenza nell’emettere sentenze preventive quando manca ancora la constatazione di elementi fondamentali della vicenda. Peraltro è dubbio anche l’effetto propagandistico di questi giudizi tanto enfatici quanto anticipati, che possono dare soddisfazione a chi è già un sostenitore convinto delle posizioni politiche, ma che possono creare più scetticismo che consenso in chi non lo è.