Trump non regge i giornalisti ma per i gossip estivi tocca inseguire playmate e traduttrici

Paola Peduzzi

Questa gente che fa le domande è insostenibile, dobbiamo proprio tenercela? Non c’è un modo per levarcela di torno? Donald Trump è scocciato: tanto è inutile rispondere, dice il presidente americano, è inutile parlare con questa gente, questi giornalisti, che raccontano comunque la storia come piace a loro. Non si fa prima a tenerli lontani? Trump si era arrabbiato tantissimo a Helsinki, nella conferenza stampa con il collega russo Vladimir Putin, non si aspettava la domanda di Jonathan Lemire dell’Associated Press, che gli aveva chiesto: “A chi crede lei, Mr President, all’intelligence americana o a Mr Putin?”. Trump balbettò una risposta incomprensibile, che aveva a che fare con i democratici e le loro fake news, con Hillary la corrotta, e finiva dicendo che non aveva motivo di dubitare di nessuna delle due parti, anche se ovviamente sostengono una cosa del tutto opposta. Non voglio mai più vedere questo giornalista, ha sbottato Trump, quando i responsabili della sua comunicazione – è da poco arrivato l’ex di Fox News Bill Shine nel team – hanno cercato di dirgli che, a quel punto della conferenza stampa, chiunque avesse preso la parola gli avrebbe posto quella domanda. Ma Trump non si placa, e secondo alcuni sta convincendo anche il suo staff a seguirlo sulla strada dell’intransigenza: finora gli era stato consigliato di non essere troppo aggressivo con i giornalisti, finiva per ottenere l’effetto opposto, cioè titoli sulle domande-cui-Trump-non-vuole-rispondere. Ora anche i suoi gatekeepers sono stremati, e così venerdì una giornalista della Cnn è stata cacciata fuori da un punto stampa e la portavoce della Casa Bianca si è ritrovata al briefieng quotidiano (che non è nemmeno più quotidiano) a dire ai giornalisti: Trump è tra i più accessibili presidenti della storia, imparate a fare buon uso di tanta generosità.

 

Il presidente vuole raccontare la sua storia direttamente, senza i filtri, i commenti, le voci di altri a rovinargli lo spettacolo. Spesso però la sua versione dei fatti non coincide con quella delle stesse persone che erano con lui durante questo o quell’altro incontro: sembra di assistere a una stagione di “The Affair”, la serie tv che racconta le storie d’amore e tradimento di varie coppie dal punto di vista di ognuno. E’ accaduto ancora una volta nel fine settimana quando Trump ha annunciato di aver incontrato l’editore del New York Times, A.G. Sulzberger. Abbiamo discusso dello stato dell’informazione in America, ha detto Trump, poi Sulzberger ha pubblicato il resoconto del loro incontro – in sintesi: attenzione ad attaccare i media e a trattarli come “nemici del popolo” perché ci ritroviamo con i forconi – e il presidente ha iniziato a tuittare furioso la sua versione dei fatti, contraria a quella di Sulzberger, e anzi ostile a lui e a tutta l’industria morente dei giornali.

 

E questo è il caso migliore. Perché per sapere com’è andata con Putin bisogna o fidarsi di uno dei due (e Trump ha già cambiato versione tre o quattro volte) o corrompere la traduttrice, Marina Gross, l’unica americana oltre al presidente presente ai 90 minuti di incontro con lui. Anche in occasione del vertice tra Trump e il dittatore nordcoreano Kim a giugno stesso format, i leader e i traduttori, stessa necessità di fidarsi di uno dei due, o peggio: di entrambi. C’è chi si era mosso per tempo: l’avvocato Michael Cohen ha registrato le proprie conversazioni con il suo cliente Trump; l’ex capo dell’Fbi James Comey ha preso appunti precisissimi e li ha pubblicati in un libro; l’ex pornostar Stormy Daniels ha redatto un resoconto sul proprio incontro con il presidente, tra sesso piuttosto noioso, sculacciate col magazine con Trump in copertina e documentari paurosi sugli squali. S’aspetta la puntata con il punto di vista dell’ex playmate Karen McDougal: avrebbe avuto una relazione con Trump e il pagamento per farla tacere sull’accaduto è al centro delle registrazioni dell’avvocato Cohen e della sua rivolta contro il presidente. Per ora la parte della McDouglas è la più deludente: “c’erano sentimenti veri”, ha detto, l’ho anche votato, mi dispiace molto per la moglie e anche per quella volta che Trump ha tirato fuori dei soldi e io non me l’aspettavo e ho pianto. Se è tutto qui, ci ributtiamo subito sulla traduttrice.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.