Il male minore in Siria è un regime che usa lo stupro come una strategia

Paola Peduzzi

La prima volta che il report delle Nazioni Unite intitolato “Ho perso la mia dignità. La violenza sessuale nella Repubblica siriana” è comparso nella casella dell’email, qualche tempo fa, ho pensato: non ce la faccio. Non riesco a guardare le immagini, non riesco a guardare i video, non riesco a leggere i documenti con le testimonianze, e nel mio rifiuto ritrovo il problema più grande, di tutti: voltarsi da un’altra parte, come i cani che abbassano le orecchie e pensano di essere nascosti. Non c’è bisogno di conoscere i dettagli per sapere quanto è brutta la guerra, quanto brutta è la guerra in Siria, che va avanti da sette anni e ha visto tutte le forze più brutali del mondo radunarsi in quel che resta delle città e dei villaggi e dare sfogo alla propria violenza: mi ripeto che i dettagli non sono importanti, cercando un’autoassoluzione che mi pare naturale, e umana. Anche se non la guardo, la violenza, so che c’è, ed è questo che fa la differenza: la consapevolezza.

 

Poi il report delle Nazioni Unite invece l’ho letto mettendoci un sacco di tempo, perché una vola che ci ero in mezzo non volevo saltare più nemmeno un dettaglio, non volevo pensare: tutte le guerre sono così, si muore per gli spari, per le bombe, per la fame, ci sono stupri ed esecuzioni e fosse comuni. Volevo leggere ogni descrizione, ogni ricostruzione, senza distrarmi, non tanto per il mio senso di colpa, che è facilmente aggirabile, ma perché in questo scempio umano che è la Siria si fa in fretta a dire “così fan tutti”, a equiparare gli orrori, e a farsi sottomettere dalla dittatura del male minore. Il male minore è il regime di Bashar el Assad, scampato a sette anni di invasioni e guerre civili grazie al solerte sostegno dei soldati russi e di quelli iraniani, che pur subendo molte perdite sono riusciti a tenerlo in piedi e a garantirgli una possibilità di sopravvivenza che si consolida ogni giorno che passa. Che cosa sarebbe accaduto se Assad, violate le linee rosse dell’utilizzo delle armi chimiche, fosse stato destituito? Non risponde nessuno, con i se non ci si fa nulla, e ci dà comunque più sollievo pensare che senza Assad le cose sarebbero andate molto peggio, in nome di quella stabilità che se la invochi in occidente sei un fighetto dell’élite che non conosce nulla a parte la boutique sotto casa e invece per i siriani sarebbe la salvezza. Il male minore e la stabilità in Siria sono rappresentati da un regime che ha utilizzato la fame e lo stupro come strategia di salvaguardia del potere, in modo sistematico e studiato, con la complicità di chi sostiene che i miliziani jihadisti avrebbero fatto comunque di peggio. Da quando il termine di paragone di uno stato membro della comunità internazionale è diventato il gruppo più spietato del terrorismo jihadista? Da quando abbiamo deciso che Assad fosse sinonimo di stabilità, il male minore.

 

Eccolo, il male minore: “Abbiamo ricevuto l’ordine dal nostro capo di fare tutto ciò che vogliamo – ha detto un ex membro delle forze armate siriane a Libération – Andate a scopare tutte le donne delle loro famiglie! Fate quello che volete! Nessuno ve ne chiederà conto”. Le famiglie sono quelle dell’opposizione al regime di Assad, famiglie siriane. Le donne da stuprare non sono straniere arruolate con lo Stato islamico o Jabhat al Nusra: sono le vicine di casa. “Pensi che faremo cadere il regime? – ha detto un militare a un altro, mentre nella stanza di fianco una ragazza di diciassette anni era stata interrogata nuda per ore e in quel momento si sentivano gli urli dello stupro in corso – Ce le scoperemo tutte queste donne finché non li avremo puniti tutti!”. Buona parte di queste violenze è avvenuta nelle carceri: dal 2012, in molte di queste, assieme all’unico pasto giornaliero arrivava una pillola contraccettiva. Nel novembre del 2011, cioè dopo pochi mesi che era iniziata la rivolta contro il regime, e ancora non c’erano Stato islamico, al Qaida, russi, iraniani, americani, c’era solo il regime alle prese con l’opposizione, un gruppo di una cinquantina di donne arrestate è arrivato in una prigione a Damasco. Ad accoglierle i rappresentanti del male minore, della stabilità: “Benvenute, puttane”.

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