Rotondi, vaffa

Maurizio Crippa

Credo di essere uno dei pochi italiani ad avere votato, una volta nella vita, Gianfranco Rotondi. In uno dei suoi vari travestimenti post democristiani, in uno dei miei molti voti dadaisti dati per allegria. Un voto a mosca cieca, l’unico di cui mi sono pentito. E’ simpatico, ma dovrebbe andare all’isola dei quasi famosi. Ora, non ci fossero già abbastanza guai in giro, il simpaticone ha deciso di rifondare la Democrazia cristiana, del resto è il detentore legale del simbolo. “E’ venuto il momento di osare. Il nostro movimento ha più volte cambiato nome, ma siamo rimasti sempre noi: i democratici cristiani”. Siccome è uno di grandi visioni e coerenza, ha tuittato (è un vero addict): “Non vi aspettate dalla nostra Dc che si occupi come i cattolici della Seconda Repubblica di perseguitare coppie gay, discettare di uteri più o meno in affitto e morbosità varie. Noi parleremo di sviluppo del paese, saremo un partito e non un consultorio”. E sarebbe anche ora. Senonché, durante i lunghi anni della Seconda Repubblica, Rotondi è stato nel Ppi, nel Cdu e nell’Udc, con passaggi per Forza Italia e stazionando nel Pdl. A fondare la Democrazia Cristiana per le Autonomie ci aveva già provato nel 2005, l’ultimo passaggio è stato Rivoluzione Cristiana. Insomma l’esempio preclaro di cattolico molesto in cerca di un chiodo dove appendere i suoi valori trafficabili. Forse, più del ritorno della Dc sarebbe utile il ritorno del Non Expedit. Ma non potendo aspettarsi così tanto dalla gerarchia che ha ben altro cui pensare, per una volta, è venuto anche per me il momento di osare: e chiedere a quell’uomo politico molto più serio che è Beppe Grillo il prestito di un vaffa.

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