Patrick Stewart, da Otello a capitano Picard

L'attore inglese è morto a 86 anni. Dalla vocazione precoce per il teatro al grande passo oltreoceano. Scrisse Charles Spencer sul Daily Telegraph: “E’ un attore di grande carisma. Uno che può prepararsi un panino al prosciutto in scena, e farlo diventare il gesto più spaventoso che abbiate mai visto”
Immagine di Patrick Stewart, da Otello a capitano Picard

Foto LaPresse

Solo certi attori inglesi riescono a passare con disinvoltura dal teatro scespiriano alla tutina color bordeaux con profili neri di Jean-Luc Picard. Capitano, e poi ammiraglio, in “Star Trek”, a bordo delle sue astronavi Enterprise nuovo modello. Più precisamente, siamo nelle serie tv “The Next Generation” e “Picard”, e nei film “Generazione”, “Primo contatto”, “L’insurrezione” e “La nemesi”. Patrick Stewart prenderà gusto al pop, sarà anche il professor X, capo degli X-Men – altra serie di film con i supereroi, è tutta roba che va a grappoli. E’ morto a 86 anni, mercoledì scorso.
Quasi non ci si crede. A teatro, non aveva fatto una particina e basta. La vocazione era stata precoce, la carriera durò qualche decennio. Aveva 11 anni (era nato nel 1940, ultimo di tre figli, nello Yorkshire) quando il suo insegnante di inglese – si chiamava Cecil Dormand – gli regalò un copia del “Mercante di Venezia” e gli disse di recitarla. Certo non era stata la famiglia a fargli scoprire i classici. Il padre era sergente maggiore, con un debole per l’alcool e incline alle violenze domestiche. La madre era operaia in una fabbrica tessile. Con Shakespeare fu un colpo di fulmine. Messo sulla carta, dal diretto interessato, così: “Uno scrittore di 400 anni fa mi ha mandato un invito. Ho sentito il mio io più profondo e intimo connettersi con qualcosa di misterioso, estraneo, eccitante. Sono rimasto incatenato”. Ecco l’effetto che i versi del vecchio Will facevano su un ragazzino che non era cresciuto con “Il re leone”. Patrick Stewart si informò sulle scuole di recitazione nei dintorni, e cominciò a frequentarle. Solo più tardi scoprì che le prime gliele aveva pagate il suo maestro di scuola.
Lavorò un po’ come giornalista, e venditore di mobili. Poi ebbe una borsa di studio per riprendere gli studi alla scuola del Bristol Old Vic. Debuttò in una produzione di “L’isola del tesoro”. A 19 anni era già calvo, in famiglia soffrivano di alopecia. Entrò a far parte della Royal Shakespeare Company e ci rimase con successo. Prima della carriera televisiva negli Usa, iniziata alla fine degli anni 80 (del secolo scorso, certo). Recitò “Amleto”, “La tempesta”, “Molto rumore per nulla”.
Il grande passo oltreoceano si deve a un “Otello”, recitato nel 1997 a Washington. Dieci anni dopo, fu la volta di “Macbeth”, che gli fruttò un premio Tony. Scrisse Charles Spencer sul Daily Telegraph: “E’ un attore di grande carisma. Uno che può prepararsi un panino al prosciutto in scena, e farlo diventare il gesto più spaventoso che abbiate mai visto”. Gli dava fastidio la popolarità guadagnata con “Star Trek”? Niente affatto, dichiarò: “Ne vado fiero. E’ televisione ben fatta, ci sono pensieri e argomentazioni, e racconta magnifiche storie”.