Dio ride

La recensione del film di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Paolo Rossi, Carlo Cecchi, Alma Noce

30 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 18:34
Dio ride. Ne è convinto fra’ Leopoldo da Casamacchia, predicatore nell’Italia del Seicento. Ruolo da mattatore che Pierfrancesco Favino sfrutta a dovere, tra dialetto, stracci e occhioni sul mondo. I fedeli accorrono, non c’erano altri spettacoli per i poveracci dalla vita grama. Dio ride, molto più simile agli uomini di quanto dicano le Sacre Scritture. Ride anche il pubblico arrivato dalle campagne vicine: non è faccenda che la Curia romana possa tollerare senza reagire. Di raccontino in raccontino, tutti in umbro-italiano da Armata Brancaleone, va a finire che arriva l’inquisitore. Il Cardinale Vincenzo Maculani da Benevento – l’attore è Silvio Orlando, rispetto al resto del film assai misurato e quasi sottotono – inviato da Papa Innocenzo X. Deve indagare e riferire, in vista del processo. Ringraziamo gli sceneggiatori (numerosi) per non aver tratteggiato l’inquisitore come un retrogrado buzzurro che manda a morte per partito preso, senza capire cosa sta succedendo. Per dire: il Cardinale ha processato Galileo, lo ha costretto a abiurare, ma ne conserva il cannocchiale e scruta il cielo. Il frate dall’Umbria natìa si è spostato in Toscana dalle parti di Montalcino, sperando di cavarsela. Mossa inutile, viene processato per eresia. C’è anche un intermezzo “femminista” con la contessina e il marito violento (morto ammazzato). Non mettiamo in dubbio l’ispirazione, ma è davvero difficile immaginare un pubblico.