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Nuovo cinema mancuso •
Urchin
La recensione del film di Harris Dickinson, con Frank Dillane, Meghan Northam, Shonagh Marie, Harris Dickinson
24 OTT 26
"Urchin" ha come primo significato “riccio di mare". Ai tempi di Charles Dickens, erano chiamati così i mocciosi di Fagin, capo di una banda di ladri bambini in "Oliver Twist". Correvano veloci, le mani erano piccole e agili, sapevano intrufolarsi dappertutto, erano sempre sospettati e quasi mai acchiappati. Oggi significa “persone che vivono per strada" come Mike, il protagonista di questo film.
Cose da notare: abbiamo visto Harris Dickinson recitare nel “Triangle of Sadness" di Ruben Östlund e in “Babygirl" di Halina Reijn: questo film è il suo debutto da regista. Frank Dillane, il protagonista, è stato premiato come migliore attore a Venezia, sezione “Un certain regard". Le credenziali ci sono, e – bella sorpresa – c'è anche il film. Pur non essendo il genere adatto – bisogna essere chiari – per il sabato sera con la morosa nuova di cui ancora non sappiamo i gusti. Mike dorme per strada, neanche lui sa più da quando.
Ricarica il cellulare nei bar che lo ospitano per un quarto d'ora. Un passante gentile gli offre un panino e una bibita, Mike lo aggredisce sotto un tunnel, gli ruba soldi e orologio – nega, ma c'erano le telecamere. Va detto che il titolo italiano dice “Ramingo", quindi è meglio vedere il film in originale con i sottotitoli. La polizia arresta Mike per la rapina, pena 14 mesi. All'uscita fa l'aiuto cuoco, i clienti si lamentano. Torna a fare lo spazzino, una ragazza gli sorride. Stavolta andrà meglio?