Frankie e le creature dimenticate

La recensione del film di Steven Hudson con le voci originali di Asa Butterfield, Rob Brydon

Cercano di ammazzarlo chiamandolo “film per famiglie”. Ma è solo un film di animazione (il pregiudizio mai morirà), a tema Halloween. Quindi esiste solo la versione doppiata – intanto i pupi vanno mandati a scuola di inglese. Prendiamo le cose buone, siamo ottimisti: il film è molto divertente, intelligente e ben fatto. Su una montagnetta chiamata “Collebrufolo” – ecco cosa succede se lasciamo fare agli adattatori e doppiatori – c’è un castello con i mostri. E sono veri mostri: uno scienziato pazzo piuttosto incapace ne ha fabbricati un certo numero. Nessuno venuto benissimo. Come il bambino-aiutante con la testa di cuoio, di due colori diversi e cucita malamente. Tale e quale alla creatura di Frankenstein, si chiama “Stick Head”, testa cucita. Altri esemplari sono molto peggio, come il mostro peloso con un occhio solo a cui lo scienziato pazzo sta lavorando quando facciamo la sua conoscenza. Ci sarà poi un enorme bruco con due teste (così imparano a non disturbare il manovratore). Fuori dal castello, c’è la folla inferocita, come in tutti i film di mostri: forcone e tizzoni ardenti servono per sterminarli, i bravi cittadini non li tollerano. Arriva un circo, il proprietario capisce subito che nessun abitante della cittadina vuol vedere forzuti e donne barbute, già li hanno in casa. Però potrebbe aumentare la sua collezione di stranezze. All’origine, le graphic novel “TestaCucita” di Guy Bass, in italiano da Rizzoli.