Netflix non cresce abbastanza e taglia teste

I ceo dell'azienda Sarandos e Peters hanno annunciato che licenzieranno mille dipendenti e che la ristrutturazione inciderà su tutti i settori, fino ai piani alti. Prossimamente vedremo meno film da festival e meno rischiose acrobazie basate solo sul talento, difficile da mettere a bilancio. Per gli abbonati, non sono buone notizie

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Foto Ansa

Netflix è rimasta indipendente – dopo la rischiata fusione con Warner Bros, che poi si è unita a Paramount. E ora licenzia 1000 dipendenti, pari al 6 per cento del totale. Non succedeva del 2022. Lo hanno annunciato Ted Sarandos e Greg Peters – insieme nell’azienda hanno la qualifica di ceo. La ristrutturazione inciderà su tutti i settori, fino ai piani alti: se ne andrà Eunice Kim, che aveva da poco contribuito a ridisegnare la struttura internazionale.
Netflix è rimasta indipendente, e domina il mercato dello streaming. Ma ha i suoi problemi. Gli abbonati sono sempre meno fedeli, non è una novità. La concorrenza è fortissima: da YouTube, che nessuno di noi guarderebbe mai come si guarda una tv – ma non tutti sono dello stesso parere. E ora Skydance, che metterà insieme Hbo Max e Paramount+ (sigle che noi abbiamo scoperto con ritardo sugli Stati Uniti). Non è di gran consolazione osservare che anche la concorrenza si sta orientando verso i tagli al personale. Tra le teste importanti tagliate, quella di Bela Bajaria, da dieci anni a Netflix: ultimo incarico, responsabile dei contenuti. Insomma, di quel che vediamo. Non importa lo schermo su cui lo vediamo, è stata questa la rivoluzione. Niente più televisore in salotto, e magari un altro piccolo in camera da letto. Bastano lo schermo del cellulare e un abbonamento.
Ora la sostituisce Peter Rice, che arriva dalla Disney e si occuperà di tutti i contenuti, in tutte le zone del mondo dove Netflix esiste: programmi con una sceneggiatura, programmi senza una sceneggiatura (per esempio i reality), film, eventi in diretta. Una ristrutturazione, ma con quali obiettivi? si chiede Joe Adalian nella sua newsletter intitolata “Buffering” (indica il momento in cui uno streaming si interrompe, e compare l’odioso simboletto che indica “caricamento in corso”).
L’allontanamento di Doug Belgrad, vicepresidente del settore film, non promette tanto bene (dicono gli esperti che i tagli ai settori creativi fanno più danni: lo confermiamo anche noi che paghiamo l’abbonamento). Il suo capo Dan Lin è considerato un “talent whisperer”, uno che ha le competenze e il linguaggio giusto per parlare ai creativi – ovvio che non tutti i dirigenti lo sappiano fare. Ha lavorato con Guillermo del Toro per “Frankenstein” e con Greta Gerwig per “Narnia: Il nipote del mago”, nei cinema il prossimo febbraio, per la prima volta sullo schermo con il brano dei Led Zeppelin “Stairway To Heaven” (i diritti non erano mai stati concessi a nessuno).
E’ una questione di soldi. Netflix non cresce abbastanza, con i contenuti attuali. Prossimamente vedremo meno film da festival e meno rischiose acrobazie basate solo sul talento, difficile da mettere a bilancio. Per gli abbonati, non sono buone notizie.