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Eva Marie Saint e un’età dell’oro
L'attrice è morta qualche giorno fa a 102 anni. Oscar all’esordio accanto a Marlon Brando e poi bionda di Hitchcock in “Intrigo internazionale”, con Cary Grant. Il regista la scelse perché non aveva "il sesso stampato in faccia"
10 OTT 26

Eva Marie Saint e Cary Grant in "Intrigo Internazionale" di Alfred Hitchcock (Foto Getty)
Le bionde di Hitchcock non erano soltanto Grace Kelly in “La finestra sul cortile” e Tippi Hedren che nel film “Gli uccelli” non ha mai un capello fuori posto. C’era anche Janet Leigh (in “Psycho” si vede poco ma c’è). E c’era Eva Marie Saint, morta qualche giorno fa a 102 anni. (Qualcuno aggiunge Ingrid Bergman, ma siamo di fronte a una netta deviazione dal modello classico.) Eva era una delle ultime sopravvissute dell’età d’oro a Hollywood. Ed era una ragazza fortunata: i suoi 60 anni sullo schermo del cinema cominciarono con “Fronte del porto”, accanto a Marlon Brando. Era il 1954.
Poi arrivò Alfred Hitchcock, che alla bionde non sapeva resistere – guai però se “avevano il sesso stampato in faccia”. Eva Marie Saint era l’esemplare perfetto. Nata nel New Jersey, da una famiglia quacchera, cominciò a lavorare in radio e alla tv. Già nel 1949, la rivista Life scrisse che il suo nome sarebbe diventato famoso.
Erano i tempi in cui i registi notavano le attrici nei film di altri registi. Elia Kazan la vide nel dimenticato “In viaggio verso Bountiful”, e la invitò a fare un provino con Marlon Brando. Doveva improvvisare. L’attrice ricorda che era una scena difficile. Superata di slancio: il regista le offrì subito il ruolo di Eddie Doyle. Il dramma, per chi non lo ricorda, era a sfondo sindacale. Eva Marie Saint vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista, e altri seguirono a pioggia: miglior film, migliore regia, migliore attore, e a seguire sceneggiatura originale e fotografia.
L’Oscar, allora, lanciava nel firmamento (oggi qualcuna si perde). Per lei dietro l’angolo c’era Alfred Hitchcock con “Intrigo internazionale”, il film del 1959 che definitivamente ne fece una diva. Era l’agente della Cia Eva Kendall, sotto copertura. In un’intervista raccontò che aveva ottenuto la parte andando a un appuntamento con Hitchcock – che aveva idee ben precise in materia di bellezza e di eleganza femminile – vestita di beige e con i guanti bianchi. Noi, ricordiamo la scena in cui Cary Grant le offre il braccio, prima sul Monte Rushmore dove è ambientata una scena pericolosa, poi per tirarla su nella cuccetta del treno. E il treno maliziosamente si infila in galleria.
“Era il tipo di donna che non aveva il sesso stampato in faccia, ma sapeva allungare le mani in taxi”. Questa è la frase completa: l’abbiamo citata decine di volte, e ogni volta bisogna adeguarla all’evoluzione della bacchettoneria. Alfred Hitchcock aveva detto “cerniera dei pantaloni”.
Nel 1960 era un’infermiera in “Exodua”, dal romanzo di Leon Uris che racconta la fondazione dello stato di Israele. Eva Marie Saint raccontò di quando il regista Otto Preminger l’aveva baciate a ribaciata. Per insegnare a Paul Newman come doveva recitare la scena.