Cinema
Nuovo cinema Mancuso •
Digger
La recensione del film di Alejandro Gonzales Inarritu, con Tom Cruise, Sandra Hüller, John Goodman, Riz Ahmed
3 OTT 26
Da tanto Tom Cruise voleva lavorare con il regista messicano di “Amores Perros” e “Birdman”. Da così tanto che deve aver scordato “Revenant” – per noi, il film dove Leonardo DiCaprio dorme dentro la carcassa di un cavallo per non congelare – e pure “Bardo”, che alterna splendori di messa in scena a miserie di sceneggiatura. Va aggiunto che le pretese artistiche, ben mascherate in “Amores Perros” e miracolosamente pure in “Birdman” – dove il divertimento superava di parecchio la morale della favola – ora sono in bella vista. Tom Cruise ne ricava un travestimento e poco più. Capelli bianchi, protesi facciali, la panza e l’andatura da vecchio con gli stivali texani non fanno un film. Pure se l’inizio, e certe scene, sono strepitose al primo colpo d’occhio. Poi fanno inciampare il film che varie volte perde il filo della narrazione. Resta il cattivo Digger Rockwell – un Tom Cruise che tiene in ufficio la pala del nonno che aveva cominciato a fare fortuna. Dorme con una gatta piuttosto male in arnese, è decrepita e cercano di tenerla in vita artificialmente. Guai in vista: una fuoriuscita di metano, in una delle piattaforme di Digger, esplode portandosi via un pezzo di Groenlandia che ora naviga verso la popolosa Europa. E’ sicura catastrofe, umanitaria e economica. Bisogna avvertire il presidente degli Stati Uniti – un grande e memorabile, anche lui moribondo, John Goodman. Tirate le somme, il film è più curioso che riuscito.