Digger

La recensione del film di Alejandro Gonzales Inarritu, con Tom Cruise, Sandra Hüller, John Goodman, Riz Ahmed

Da tanto Tom Cruise voleva lavorare con il regista messicano di “Amores Perros” e “Birdman”. Da così tanto che deve aver scordato “Revenant” – per noi, il film dove Leonardo DiCaprio dorme dentro la carcassa di un cavallo per non congelare – e pure “Bardo”, che alterna splendori di messa in scena a miserie di sceneggiatura. Va aggiunto che le pretese artistiche, ben mascherate in “Amores Perros” e miracolosamente pure in “Birdman” – dove il divertimento superava di parecchio la morale della favola – ora sono in bella vista. Tom Cruise ne ricava un travestimento e poco più. Capelli bianchi, protesi facciali, la panza e l’andatura da vecchio con gli stivali texani non fanno un film. Pure se l’inizio, e certe scene, sono strepitose al primo colpo d’occhio. Poi fanno inciampare il film che varie volte perde il filo della narrazione. Resta il cattivo Digger Rockwell – un Tom Cruise che tiene in ufficio la pala del nonno che aveva cominciato a fare fortuna. Dorme con una gatta piuttosto male in arnese, è decrepita e cercano di tenerla in vita artificialmente. Guai in vista: una fuoriuscita di metano, in una delle piattaforme di Digger, esplode portandosi via un pezzo di Groenlandia che ora naviga verso la popolosa Europa. E’ sicura catastrofe, umanitaria e economica. Bisogna avvertire il presidente degli Stati Uniti – un grande e memorabile, anche lui moribondo, John Goodman. Tirate le somme, il film è più curioso che riuscito.