Nessun dolore

La recensione del film di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Beidja Yahiaoui, Valerio Mastandrea

Applausi e recensioni osannanti, sotto la guida del pilota automatico. Gianni Amelio non si discute, c’è il rischio che ti prenda a male parole per una recensione dell’anno prima (episodio non autobiografico, precisiamo). “Il ladro di bambini” e poi “Lamerica” ne hanno fatto uno specialista in tema di emigrazione, dal suditalia e dall’Albania (dove un paio di italiani intraprendenti cercano di fare fortuna). “In nessun dolore” sceglie la favola - o la parabola, o il racconto morale. Protagonista Davide, un giovanotto che vende libri in una piazza romana - e non ha tempo né voglia di leggerne neppure uno. Glielo chiede Valeria Golino, che ogni tanto passa e dà un’occhiata, mostrando più familiarità con la lettura. Succederà qualcosa? chiede lo spettatore (senza molte speranze: per passare due ore con gente poco interessante non serve il cinema). Arriva il migrante - condizione duratura che mai diventa “immigrato”. Assieme a un bambino lacero con gli occhi grandi: lo vuole affidare al libraio perché se ne prenda cura. Il genitore si allontana, il figlio segue l’estraneo, lo osserva mentre mangia al ristorante. Un moto di fastidio, e succede la tragedia. Il piccolo viene travolto da un’automobile. Per espiare, il venditore di libri apre la casa a qualche straniero. Arrivano parenti e amici, decine e decine. “Espiazione” sarebbe stato un titolo più adatto. Alessandro Borghi ha la sindrome Tourette, i tic sono suoi.