Una storia

La recensione del film di Anna Foglietta, con Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Elio De Capitani, Ksenia Borzak

25 SET 26
Ultimo aggiornamento: 15:18
Vanity project. Non c’è altro modo di caratterizzarlo, le definizioni sono fatte per capirsi e qui in due parole c’è tutto un mondo. Un’attrice che è passata dai personaggi comici a figure femminili “più serie e impegnate”. Lei si racconterebbe così, a noi piaceva in “Perfetti sconosciuti” e prima ancora in “Io e la Giulia”. A giudicare dalle interviste, ora pare reduce di un corso accelerato di nonsense e wokeness. Celebra la propria bravura sul set: una regia, dice, allegra e democratica (poi ci si chiede perché i registi maschi abbiano maggiori finanziamenti, ecco la risposta). In scena c’è una coppia, dopo la partenza della figlia per l’università si trova spaesata - situazione non proprio appassionante. Né lo sono gli sviluppi: sentono il vuoto, forse tra loro c’è sempre stato ma non se ne accorgevano. La figlia non pare un ciclone di allegria, ma questo la regista vuol trasmettere: gente semplice, di poche parole, ripresa con molta raffinatezza di inquadrature. Lei fa la cassiera in un supermercato. Lui lavora con il padre impresario edile. “E’ tutto qui” - si chiede Rohrwacher, che nel film si chiama Erika. Se lo chiede anche lo spettatore, la regista ha in testa il minimalismo americano ma con la provincia italiana si trova male, nessuno mai vive lontano dai genitori. Lo sfizio di fare la regista attenta alla forma, Anna Foglietta se l’è tolto. Per il prossimo film, se ci sarà, graditi un po’ di carne e sangue.