Ogni anno ha il suo Shakespeare cinematografico, ora tocca a "Elsinore"

Dopo Hamnet, quest'anno esce un altro film sulla tragedia "Amleto". I fortunati che hanno visto il film al Festival di Toronto scrivono che è commovente e divertente. Facciamo finta che al posto di “commovente” ci sia tragico, e la combinazione risulta più interessante
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Screenshot da YouTube Starlight Cinema Elsinore Trailer 2026

Ogni anno ha il suo Shakespeare cinematografico. L’anno scorso fu “Hamnet - Nel nome del figlio” diretto da Chloé Zhao. Regista sinoamericana miracolata dalla Mostra di Venezia, quando vinse il Leone d’oro con “Nomadland”, seguito da un Oscar per il miglior film e un altro Oscar come migliore regista. In “Hamnet” fa abbastanza danni. Il più grande di tutti, che rubacchiava e copiava trame ma comunque spiccava sul resto del mondo, viene dipinto come un padre di famiglia orbato del figlio maschio. Sarà la spinta per scrivere “Amleto” e diventare famoso. E immortale. E sempre molto copiato. Quasi mai da gente brava come lui.
Ne esce una lagna femminista – “ha perso un figlio, invece di piangere ha scritto un capolavoro, gli uomini son fatti così” – che se proprio vi prende la smania di controllare personalmente potrete vedere dal prossimo lunedì su Sky. Quest’anno tocca a un altro William Shakespeare, “Elsinore”. Il nome della città danese dove William ambienta – ci risiamo – la tragedia “Amleto”. Il regista Simon Stone (nato a Basilea nel 1984 e cresciuto in Australia) lo ha scelto per il suo film. Tenete conto che a 15 anni il futuro regista (ora poco più che quarantenne) decise di leggere tutte le opere di Shakespeare, in ordine cronologico.
“Elsinore” – scrivono i fortunati che hanno visto il film al Festival di Toronto – è commovente e divertente. Facciamo finta che al posto di “commovente” ci sia tragico, e la combinazione risulta più interessante. Ricorda, per esempio, il vecchio attore scespiriano Albert Finney. Nel film di Peter Yates “Il servo di scena” (anno 1984) è talmente rincoglionito che – per la disperazione del suo dressar Tom Courtenay – si dipinge in camerino la faccia di nero, dimenticando che quella sera deve recitare Amleto e non il moro di Venezia. “Elsinore” è stato presentato al Toronto Film Festival, l’attore irlandese Andrew Scott era Ian Charleson, malato di AIDS (siamo nel 1989, il titolare Daniel Day-Lewis aveva abbandonato il campo). “Preferisco morire di Amleto che di Aids”, annuncia ai pochi che sono a conoscenza del segreto. Ahimé, fa notare un critico, è costantemente accompagnato dalla musica di Vangelis, che per quanto ci riguarda potrebbe essere un buon motivo per abbandonare questo mondo.
La recitazione di Andrew Scott è stata lodata da tutti. Sopra ogni cosa, cominciamo a sospettare che il resto del film non sia così brillante. La letteratura non è mai stata trattata dal cinema con il dovuto rispetto, non sarà certo “Elsinore” a invertire la tendenza. A noi non resta che rivedere “Romeo + Giulietta” di Baz Lurhman. Lui sì che capiva i toni, l’intreccio tra tragedia e commedia, e il talento smisurato.