Cinema
lido raimondo •
Finalmente a Venezia si balla senza sudare
Fa freddo e piove sul Festival che si conclude. Ma almeno abbiamo mangiato, alla faccia dell'inflazione e delle guerre

Foto ANSA
Mancano solo i premi, ma per il resto Venezia 83 è finita. Al Lido siamo rimasti in pochi, irriducibili; per lo più se ne sono andati via tutti, trascinando i propri trolley verso la vita reale che li attende con le lavatrici da mandare, i figli da accompagnare e da riprendere, gli avvisi di giacenza nella cassetta della posta. E a conferire malinconia al tutto, come in ogni finale che si rispetti, ci si è messa anche la pioggia, per giunta con il maestrale; risultato, l’acqua arriva da ogni direzione – anche da sotto, sopratutto da sotto- ed è impossibile non bagnarsi. Il cielo è plumbeo, il mare una distesa di cavalloni, gli ombrelloni benché chiusi si agitano al vento: siamo ben oltre “l’estate sta finendo”, questo è l’autunno che comincia.
La gente alla Mostra ha freddo, tira fuori i giacchetti, indossa le scarpe chiuse, Malcom Pagani corre a comprarsi un golf per la serata; solo io non mi scompongo anzi mi godo questo clima da burrasca, che spazza via l’estate più calda di sempre – in attesa della prossima, che batterà anche questo record. Unico inconveniente, mi tocca andare alle feste con l’ombrello (che dato il vento non può essere di quelli piccoli sennò si sfonda, per forza uno grande); provo a darmi un’aria british ma la verità è che con questo ombrello in mano per tutta la festa mi sento un coglione, tipo quando resti con la scopa in mano al termine dell’omonimo ballo. Posso appoggiarlo, certo; ma poi devo ricordarmelo prima di andare via, impresa non facile dopo il terzo spritz. Grazie al calo delle temperature, al party per la serie “Peccato” di e con Emanuela Fanelli si può finalmente ballare senza sudare.
Non ho visto la serie, ma se è come la festa è perfettamente riuscita: ci stavano i fritti (patatine, mozzarelline, olive ascolane), gli affettati, e a un certo punto arriva anche la pizza. LA PIZZA. Nel divorarne due fette, rifletto sul fatto che quest’anno alle feste si è tendenzialmente mangiato di più – nel senso che si è mangiato, perché negli anni scorsi non c’era proprio niente da mettere sotto i denti. Mi avevano spiegato che la mancanza di cibo alle feste è indice di povertà, i catering sono la cosa che costa di più. Quindi sono tornati i soldi? Ma da dove? Là fuori c’è l’inflazione, la crisi energetica, i tagli a qualunque cosa; da dove arrivano i soldi per la pizza? Chissenefrega, ne prendo un altro pezzo. Poi migro verso il Campari lounge dove si tiene la festa di Sala Grande, testata dedicata al cinema (erede dell’ei fu Ciak), che è stata lanciata proprio in questi giorni in occasione della Mostra. Pare che in lista ci fossero più di duecento invitati, ma per fortuna non si presentano tutti. Ci sono però Ronn Moss, Karla Sofía Gascón, e altri volti celebri appartenenti alla categoria “coso, come si chiama, dai”. Complice il tempo là fuori, la festa fa anche da riparo per la pioggia, da ricovero contro il freddo; e l’open bar scalda tutti i presenti. Il risultato è un’atmosfera da baita di montagna: avete presente le cinque del pomeriggio nelle località sciistiche, quando chiudono le piste e ci si riversa tutti nei bar? Ecco, esattamente quella situazione lì, ma con lo champagne e il Campari shakerato al posto del bombardino. La maggiore intimità di questa festa favorisce gli incontri, c’è gente che si apparta sui divanetti, ci si avvicina per scaldarsi... Del resto, la notte qui al Lido di Venezia è ancora lunga. E fuori nel frattempo ha anche smesso di piovere.