Cinema
Nuovo cinema Mancuso •
Oceania
La recensione del film di Thomas Khail, con Dwayne Johnson, Catherine Laga’aia, Rena Owen, Frankie Adams
22 AGO 26
Moana colpisce ancora. Il ricordo della pornostar italica impedisce di dare il suo nome alla protagonista di un film adatto ai minori. Quindi, per preservare la metrica nelle canzoni – tradotte perché la Disney se ne fa un punto d’onore da sempre, poco importa se nel frattempo anche i minori cantano le canzoncine in inglese – l’eroina diventa “Vaiana”, ora non più cicciottella a disegni animati bensì con attori e attrici in carne e ossa, che nello sforzo diventare uguali ai personaggi del film d’animazione, risultano piuttosto piatti. Neanche la trama è originale: la precisa fotocopia del film precedente – dimenticando “Oceania 2” che era anche più sciocco del dovuto, perché un film con una fanciulla deve essere per forza femminista – loro dicono “empowering”, più chic. Le ragazzine dei nostri tempi potranno così imparare a cercare notizia sugli antenati, e come loro – se polinesiani – prendere il mare con una canoa. La premessa del film infatti vuole – potremmo anche dire “pretende” – che certi polinesiani abbiano smesso di andare per mare, e si siano ritirati sulla terra ferma. Con le coroncine di fiori, e certi parei da fare invidia, e gli dei e i semidei come il tatuato Maui (Dwayne Jonhson, sulla sua pelle c’è abbastanza spazio per scrivere tutta l’”Odissea” – altre avventure, altri mari). Gli attori sono stati scelti per essere somiglianti, e quindi per forza risultano meno espressivi delle loro controparti animate.