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Le mille vite del cinema di Chicago
Dalla casa dei McCallister di “Mamma ho perso l’aereo” al Joker di Heath Ledger ne “Il Cavaliere Oscuro” di Christopher Nolan, ecco le infinite maschere di una città attraversata da decenni di immaginario cinematografico americano
Le città statunitensi sono state spesso trasformate dall’occhio del cinema, specie in generazioni cresciute con un’impronta così forte dell’immaginario americano, che tra film e serie tv hanno reso un Paese oltreoceano molto più vicino e familiare. Se la riconoscibilità cinematografica di New York è fuori discussione, e se l’industria dello spettacolo condivide in maniera quasi sovrapponibile l’immaginario di Los Angeles, anche la città di Chicago da più di un secolo continua a comparire sullo schermo, prestando strade, case, stazioni, ponti e grattacieli a storie diversissime tra loro. Il risultato è quasi una curiosa geografia parallela: una Chicago profondamente reale nella quale, percorrendo le sue strade, affiorano continuamente anche le sue molte vite immaginarie. Da The Blues Brothers a Ferris Bueller’s Day Off (in Italia Una pazza giornata di vacanza), da Mamma ho perso l’aereo a Gli intoccabili e Il cavaliere oscuro, il segreto di tutto ciò sta forse nella sua architettura. Chicago è infatti una città che offre contemporaneamente monumentalità e quotidianità: il centro verticale del Loop, le rotaie sospese sopra le strade, i ponti sul fiume, il lago Michigan sulla quale i grattacieli affacciano e uno scenario in cui i giganteschi edifici per uffici che convivono con i quartieri residenziali. Un tessuto urbano diversissimo che riecheggia nel noir, nella commedia adolescenziale ma anche nel gangster movie fino ai cinecomics. Chicago, insomma, sembra avere sempre a disposizione la scenografia giusta.
E probabilmente è proprio questa capacità di trasformazione a spiegare perché Chicago funzioni così bene davanti a una macchina da presa. New York, infatti, spesso interpreta New York stessa. Los Angeles può interpretare quasi qualsiasi luogo, portando con sé anche l’eco e anche l’artificialità dell’industria che produce quelle immagini. Chicago occupa una posizione diversa: è abbastanza iconica da avere una personalità propria e abbastanza mutevole da potersene costruire un’altra. Per questo, attraversarla anche tramite le sue location e la Settima Arte significa avere continuamente l’impressione di essere già stati lì: in un luogo dove una villa nei sobborghi può riportare immediatamente all’infanzia, una chiesa può far riecheggiare una missione per conto di Dio, una scalinata riportare in vita vivide immagini del cinema gangster, un museo a una giornata rubata alla scuola, e un groviglio di grattacieli a Gotham City. E, sullo sfondo, però, c’è sempre Chicago: una città che non smette mai di essere se stessa.