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Oceania avrà una sua versione in live action: non c'è più speranza per il futuro
Il film uscirà in sala il 19 agosto e dopo il sequel in animazione è arrivato anche questo reboot diretto da Thomas Kail a peggiorare le cose: la versione live action è "a tortura di bambino", per genitori che si erano goduti l'animazione
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Foto Ansa
Vedere annunciata l'anteprima di "Oceania", versione live action, toglie le poche speranze che avevamo per il futuro. Uscita il 19 agosto: speriamo di aver ricuperato le energie e il cervello dopo tanti brutti film: sicuro, facciamo il mestiere più bello – o almeno così sembrava, quando abbiano cominciato. Ma a furia di brutti film la pazienza scappa via, e un remake in live action – via l'animazione, arrivano gli attori veri – è superiore alle nostre forze. Adesso, e anche a metà agosto, godute le meritate vacanze – provate voi a far da argine a tanti film brutti, avvertendo gli spettatori paganti su quel che vale la pena di vedere.
"Oceania", con la ragazzina Vaiana dei mari tropicali, mai ci è sembrato un film di qualche interesse da quando l'aria condizionata a casa l'abbiamo tutti. Figuriamoci quando ai film "disegnati" fa seguito il film con attrici e attori "veri": non esiste recitazione che possa alleggerire e rendere sopportabile la zuccherosa ecologia, mischiata alla quantità esagerata di melassa femminista, che sta in ogni scena del film. E il semidio polinesiano Maui, che ne ha tatuata sulla schiena la storia del suo popolo, che ne sarà di lui? E del galletto HeiHei? E del maialino vietnamita Pui, il migliore amico di Vaiana, la ragazzina nel resto del mondo si chiama Moana – in Italia però avrebbe ricordato (ai genitori) la più famosa Moana ramo pornostar.
I due film ambientati tra mari, atolli, e granchi di compagnia hanno incassato parecchio. Vuoi per il disegno un po' antico e soprattutto esoticheggiante, vuoi per l'ecologia mischiata al femminismo. Quindi abbiamo avuto il bis e il tris: "Oceania 2" e ora questo reboot diretto da Thomas Kail, che per chi come noi ama i film d'animazione può solo peggiorare le cose. Si segnala Dwayne Johnson nel ruolo di Maui – è anche co-produttore, cominciamo a sospettare un "vanity movie".
Vaiana è la figlia ragazzina del capo tribù. Ama di vero amore il mare – dal resto lì attorno ci sono solo palme, atolli e indigeni, che altro potrebbe fare? Andare al cine? – e sente che l'Oceano la chiama a grandi imprese. I genitori cercano di dissuaderla, la hanno nascosto il passato glorioso del suo popolo di navigatori. Solo nonna Tui la difende e la sostiene, quando la ragazza coraggiosa decide di spingersi oltre la bandiera corallina.
Nulla che somigli al cinema come noi lo conosciamo. Il successo di "Toy Story" – dal capostipite, anno 1995, al numero 5 ora nelle sale – sta nel fatto che i giocattoli stanno immobili, nella vita, e tutti noi abbiamo proiettato emozioni su di loro. Animandoli e facendoli parlare, appunto. Con la sabbia e l'atollo funziona molto meno bene. La versione live action è "a tortura di bambino", per genitori che si erano goduti l'animazione.