Disclosure day

La recensione del film di Steven Spielberg, con Josh O’Connor, Emily Blunt, Colin Firth, Colman Domingo

12 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 14:40
E se il film più atteso dell’estate 2026 – estate americana, da noi escono piccoli film senza speranza, con rare eccezioni – non fosse il capolavoro su cui abbiamo fantasticato? Rispettoso silenzio, genio al lavoro, poco o nulla è trapelato. Fino al giorno della rivelazione, ora su tutti gli schermi. Steven Spielberg torna allo spazio e agli extraterrestri. Ufo, li chiamavamo; ora sono Uap che sta per Unidentified aerial phenomena – dicono che è più scientifico. Ma poi rispunta l’incidente di Roswell, nel 1947: a schiantarsi fu un pallone sonda oppure un disco volante con tanto di cadavere dalla testa grande? (gli alieni son così, molto cervello e pochi muscoli). Sono passati 50 anni da “Incontri ravvicinati del terzo tipo” con le ossessive note musicali di contatto con gli alieni. Da allora, ci sono stati molti altri avvistamenti e incontri, debitamente fotografati e documentati dalla Wardex, un’agenzia che in segreto lavora per il governo. Josh O’Connor, specialista in sicurezza informatica, ha sottratto un sacco di materiale: il mondo deve sapere. Il capo dell’agenzia – un Colin Firth massiccio, sempre ripreso dal basso – lo insegue assieme ai federali. Il fuggitivo si rifugia in convento, grazie alla fidanzata ex suora. Vedete già l’accrocco di questioni para-filosofiche? Margaret, meteorologa tv di Kansas City, parla lingue strane. Fuga, inseguimento, strepitose scene d’azione. Meglio se siete veri credenti.