Cinema
Nuovo cinema Mancuso •
No good man
La recensione del film di Shahrbanoo Sadat, con Anwar Hashimi, Liam Hussaini, Torkan Omari, Fatima Hassani
30 MAG 26
Era il film d’apertura alla scorsa Berlinale, 12 febbraio 2026. Racconta Naru, unica camerawoman in una tv di Kabul. Una trentenne convinta che in Afghanistan non ci siano uomini buoni e onesti. Ha 30 anni, operatrice di ripresa a Kabul prima del ritorno dei talebana del 2021: c’era abbastanza democrazia per consentire alle donne di andare al ristorante con un uomo che non fosse un parente stretto. Naru si sente intrappolata nel matrimonio – il marito è infedele, ma lei non vuol correre il rischio di divorziare, potrebbe perdere la custodia del figlio. Lui la accusa, in una trasmissione tv. Lei interrompe la trasmissione, correndo qualche rischio: per il posto di lavoro e la trasmissione che ha curato fino a quel momento. Puntuale arriva il declassamento. Comincia a lavorare con il collega Qodrat, un reporter cinquantenne. Già sposato. Ma continuano a vedersi, Naru comincia a cambiare idea, sul fatto che in Iran non esistono uomini buoni. La coproduzione, prima di arrivare a Berlino è passata di festival in festival, reparto finanziamenti. Un po’ di soldi sono arrivati dal Venice Gap Financing Market, dal Göteborg film Festival, e accolta a Cannes, tra giovani talenti accolti a Cannes. Una romantic comedy afgana, scrive Variety. E nessuno ci voleva credere, prima. Una foto mostra i piccioncini seduti a tavola, dietro di loro un enorme acquario. I titoli di testa scorrono su una fioritura di cactus, coloratissima.