Cinema
Nuovo cinema Mancuso •
Il silenzio degli altri
La recensione del film di Eva Libertad, con Miriam Garlo, Álvaro Cervantes ed Elena Irureta
30 MAG 26
Era l’apertura della Berlinale numero 75. La Berlinale numero 76 – quella di quest’anno – si è aperta con l’iraniano “No Good Men” (vedi articolo a fianco). Bisogna ricordarlo, al netto di tutti i discorsi presenti e futuri sulla necessità e la rilevanza di questi film. Un po’ di realismo comunque non fa male, mica possiamo vivere soltanto di Mandalorian e Grogu. “Il silenzio degli altri” racconta una coppia, lei sorda – è il titolo scelto dalla regista, “Sorda”, qui addolcito e cambiato di segno – e lui no. Agli amici in visita viene comunicata la lieta novità – “sono incinta” – e subito dopo cominciano i dubbi. Il figlio, o la figlia, che nascerà avrà preso dalla madre o dal padre? Sentirà oppure non sentirà? Come faranno a capirsi e a comunicare, già è difficile con i neonati capire perché strillano. Miriam Garlo, sorella della regista e attrice non udente, che dà forza e ricchezza al personaggio con la propria maternità. Va aggiunto inoltre che per capire se la piccola appena nata è sorda bisognerà aspettare qualche mese. All’origine, c’era il cortometraggio “Sorda”, poi sviluppato in questo film. Oltre al rapporto madre-figlia, si aggiungono qui le reazioni degli amici e dei genitori. Al centro, la scena del parto: si sentono solo le voci di medici e infermieri, il marito fa da interprete finché si decide per il cesareo. Poi bisogna solo aspettare. Angela torna a lavorare al tornio, fa la vasaia.