Cinema
La pellicola •
"Una cosa vicina": il peso di un cognome, la forza di un film
Il documentario autobiografico di Loris G. Nese, passato per Venezia , indaga sulla morte prematura del padre del regista, ucciso durante una sparatoria tra clan camorristi, e sulle conseguenze nella vita del figlio
22 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 17:42 | 25 MAG 26

C'è un momento, in "Una cosa vicina", in cui tutto diventa improvvisamente chiaro. Il bambino che negli anni Novanta cresce nella periferia di Salerno circondato da segreti — gli uomini di famiglia che muoiono troppo giovani, il padre assente per sempre da quando lui ha quattro anni, le domande senza risposta — scopre che il suo cognome in città pesa come un marchio. Ed è lì che Loris G. Nese, regista e protagonista del suo stesso film, capisce di dover fare i conti con un'eredità che non ha scelto.
Nel documentario autobiografico — presentato alle Giornate degli autori della Mostra di Venezia — Nese non si risparmia, né si assolve. Costruisce il racconto della propria infanzia e adolescenza alternando riprese documentarie, materiali d'archivio e animazioni, in un ibrido formale che rispecchia perfettamente la natura frammentata della memoria e dell'identità. Il risultato è un film che ha la texture del ricordo: a tratti nitido, a tratti sfocato, sempre emotivamente vero.
A dare voce alla storia sono Francesco Di Leva e suo figlio Mario. Il primo, già vincitore del David di Donatello con Nostalgia di Mario Martone e Familia di Francesco Costabile, porta al film il peso specifico di chi conosce quella terra e quelle storie da vicino. Il secondo introduce una dimensione generazionale che allarga il senso del film oltre la vicenda personale: quella trasmissione silenziosa, quasi involontaria, di ciò che non si riesce a dire a parole.
Il cinema di genere — i film gangster e horror che il protagonista bambino divorava come specchi distorti della propria realtà — diventa nel film una chiave di lettura potente. Nese usa quelle immagini come un adulto usa i sogni: per dire quello che la realtà non riesce a contenere. La violenza che ha segnato la sua famiglia trova così una forma, e quella forma diventa l'unico modo per affrontarla davvero. "Una cosa vicina" procede per sottrazione, per silenzi, per ellissi.
Il film ha già fatto tappa a Milano, Verona e Roma, dove il 20 maggio è stato proiettato al Cinema Palazzo. Il tour prosegue con le seguenti date: Matera (26 maggio, CineTeatro G. Guerrieri), Altamura (27 maggio, Multicinema Mangiatordi), Molfetta (28 maggio, Cittadella degli Artisti), Roma di nuovo il 30 maggio al Cinema InTrastevere, Vicenza (4 giugno, Cinema Odeon), Bologna (8 giugno, Cinema Europa), Torino e Messina il 16 giugno, Catania e Palermo il 17 giugno. Il regista Loris G. Nese e la produttrice e montatrice Chiara Marotta accompagneranno il film in sala, distribuito da Lapazio Film, casa di produzione che i due hanno fondato insieme nel 2018.