Nel tepore del ballo

La recensione del film diretto da Pupi Avati, con Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Raoul Bova

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30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:38 PM
Gianni Riccio – l’attore Massimo Ghini – è un conduttore televisivo che ce l’ha fatta, a dispetto delle umili e sfortunate origini. La madre muore dandolo alla luce, il padre emigra in Germania portando in valigia la voce della morta – il ragazzino quando l’ascolta per la prima volta si spaventa. Gli anni passano, da grande il nostro fa l’abitudine alla tecnologia e conduce un programma di successo alla televisione. A Roma, sacrificando a Pesaro la fidanzata Isabella Ferrari che per consolarsi, o per dimenticarlo senza ripensamenti, si è sposata. Succede che Gianni Riccio si trovi coinvolto in un disastro finanziario, colpa del socio fidato come succede sempre. Lo arrestano in diretta, o quasi. La prima doccia in carcere gli fa colare via la tinta marrone dei capelli, in una scena da Morte a Venezia. Torna a Pesaro dall’amatissima zia Lina Sastri, cerca di riallacciare i pochi rapporti e di far dimenticare lo scandalo – ovvio che con la televisione ha chiuso. Ma c’è sempre un “Dove sono finiti?” per cercare di risalire la china. Era in scena Giuliana De Sio, spietata conduttrice su tacchi altissimi, strizzata in minigonne con calze elastiche. L’immagine dell’avvoltoio che preferisce due vittime al posto di una: l’ospitata per il presentatore caduto in disgrazia vale se c’è anche l’ex fidanzatina. Gli ormai maturi piccioncini cercato di ribaltare la situazione, sottraendosi alle grinfie della tv del dolore.