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Il diavolo veste Prada 2
La recensione del film di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci
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30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:34 PM
Meryl Streep è stanca di stare sui tacchi, ma da gran professionista in questo seguito – 20 anni dopo l’originale – non si vede. Nella moda molte cose stanno cambiando, “Il diavolo veste Prada 2” di David Frankel ne prende atto solo un po’. Quando “Runway” naviga in cattive acque – un problema di fast fashion, poca pratica con i social – e la terribile Miranda un po’ si placa. Solo un pochino, torna più grintosa che mai quando una sfilata a Milano le ridà il lustro perduto, e subito gela con un’occhiata Anne Hathaway che sfila sulla passerella accanto a lei (basta lo sguardo assassino per ricacciarla un passo indietro). Milano è il nuovo scenario, con grande sfarzo e partecipazione. Luci e limousine, abiti da sogno – anche se noi sappiamo che la crisi non è affatto finita. E ora sono le riviste a aver bisogno delle case di moda, non il contrario. Nelle foto per il lancio, Meryl Streep è accanto a Anne Wintour che già aveva fatto una comparsata alle cerimonia degli Oscar – altra dimostrazione che il mondo della moda è cambiato, qualche anno fa avrebbe finto di non aver sentito la domanda. Il quartetto di attori – Emily Blunt che ora lavora per Dior, il logo è sempre alle sue spalle, bello grande; Stanley Tucci che dopo il programma di cucina non ha il solito charme; Anne Hathaway finalmente trionfante; Meryl Streep sempre un po’ sulle sue. Dopo qualche incertezza, tutti tornano alle posizioni di partenza.
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