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“Prima di sposarsi, si dovrebbe conoscere se stessi”. Zendaya e Robert Pattinson a Roma per presentare “The Drama”
L’attesissima dramedy arriverà nelle sale dal 1° aprile con I Wonder Pictures ed è un ritratto impietoso delle idiosincrasie della società americana, tra giudizio esterno, grandi domande e aspra critica sociale. Pubblico sull’orlo di una crisi di nervi e foto con il sindaco Gualtieri
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31 MAR 26

Zendaya e Robert Pattinson in "The Drama – Un segreto è per sempre"
Scegli la location. Poi i vestiti. E ancora la chiesa o il rito civile, i fiori, il menu, i bambini degli amici, la cugina che chiede di portare il più uno, la disposizione dei tavoli, la zia che non vedi da dieci anni ma che si deve invitare perché altrimenti “sembra brutto”. Ogni matrimonio ha una caratteristica che inquieta: quella di riuscire a trasformare puntualmente il privato di due persone, le dinamiche di coppia, la vita emotiva e sentimentale in uno spettacolo immolato al giudizio di un tribunale vastissimo. Quello composto da genitori, amici, colleghi, fotografi, perfino i parenti di terzo grado che arrivano solo per controllare se la bomboniera sia all’altezza del menù e delle decorazioni.
E dopotutto, è proprio il giudizio esterno (e come questo influenzi, volenti o nolenti, quello personale) il principale invitato non gradito al grande matrimonio di "The Drama – Un segreto è per sempre", nuovo film diretto dal regista Kristoffer Borgli con protagonisti Zendaya e Robert Pattinson, distribuito nelle sale a partire dal primo Aprile con I Wonder Pictures. Il film è stato presentato a Roma con una sfavillante anteprima che ha visto i due attori incontrare anche il sindaco Roberto Gualtieri e calcare un red carpet gremito da fan strepitanti sull’orlo di una crisi di nervi. Invitati sopra le righe proprio come accade in tutti i migliori matrimoni, dopotutto.
"The Drama" parte da un innesco crudele e geniale: una coppia felice, o almeno sufficientemente tale, viene sconvolta dall’inaspettata rivelazione di un segreto inconfessabile proprio nella settimana decisiva prima delle nozze. Un meccanismo narrativo semplice, certo, ma perfetto proprio perché riesce a mettere a nudo una forte critica alla società americana e alo stesso tempo uno dei grandi controsensi di tutte le coppie: ci si dice sempre di voler sapere tutto del proprio partner, ma quella verità in realtà è accettata solo se rimane nei limiti di ciò che è considerato universalmente tollerabile. Ma cosa succede quando quei confini si oltrepassano, e lo sguardo esterno diventa a quel punto un giudice spietato?
“Quando si compiono scelte importantissime come sposarsi o fare figli, si dovrebbe prima di tutto conoscere se stessi”, dice Robert Pattinson a proposito del proprio personaggio, Charlie, durante le interviste del press tour. “Bisognerebbe avere la consapevolezza profonda di chi si è, delle conseguenze delle proprie azioni, piuttosto che sperare che siano queste scelte a sistemare questioni personali sulle quali siamo già incerti”.
Al centro di tutto, quindi, c’è anche il giudizio degli altri. Sempre gli altri. E il regista Kristoffer Borgli, del resto, è un narratore che il tema dell’esposizione sociale lo ha già fatto abbondantemente suo: in "Sick of Myself" e in "Dream Scenario" aveva già giocato con il tema delle opinioni altrui, del conflitto che queste generano, approfondendo come lo sguardo esterno possa riuscire a deformare perfino l’identità del singolo rendendola a tratti quasi grottesca.
“Questi personaggi non hanno mai avuto nessun tipo di vero conflitto: tutto sembra essere molto facile e forse è proprio per questo che decidono di sposarsi”, dice Zendaya. “Ma prima o poi arriva inevitabilmente per tutti un momento che mette alla prova non solo l’amore, ma che finisce col mettere in discussione lo stesso concetto di amore, e cosa questo rappresenti. Quello che accade qui a Charlie e Emma fa mettere in discussione persino chi il proprio partner sia davvero. Ma è proprio il fatto stesso di porsi queste domande ad essere un passaggio inevitabile di ogni relazione”.
“C’è qualcosa di interessante nell’amore, un elemento mistico e quasi trascendentale che esula la logica”, le fa eco Pattinson. “Se hai troppo controllo, se ti soffermi troppo a cercare red flags nell’altro o a farti condizionare dagli altri perfino su cosa debba essere considerato una red flag, allora forse non è veramente amore”.
Il punto, allora, non è soltanto che i matrimoni siano un incubo da organizzare, ma che a volte lo diventano in un senso quasi metafisico, costringendo ogni coppia a rispondere anche a una grande, terrificante domanda: quanto di noi ci appartiene davvero, e quanto è già stato colonizzato dalle aspettative e dai pensieri altrui? E allora ecco che sta proprio qui una delle grandi paure della concezione moderna del convolare a nozze: la consapevolezza implicita che se già è difficile accettare che la persona che ami sia fatta di opacità e stanze a cui forse non avrai mai accesso, i primi che bramano di sbirciare attraverso il buco della serratura sono proprio tutti coloro che della coppia non fanno parte. Forse, in fondo, l’ultima forma di intimità sta proprio qui: nella scelta non di dirsi tutto, ma nel decidere cosa salvaguardare dallo sguardo degli altri.