A Roma c'è stata la presentazione degli Stati Generali del cinema: tutti a chiedere soldi e certezze

Erano 1.500, più di venti associazioni aderenti, dai 100 Autori ai registi, agli attori, ai produttori di cartoon. E s'è parlato tanto di Francia, “il modello che ci piace”
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5 APR 24
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Erano 1.500, secondo gli organizzatori. La questura non serviva, come usa nelle manifestazioni su strada. Erano riuniti in tre sale del cinema Adriano a Roma. Altri collegati in streaming. Le associazioni aderenti erano più di venti, dai 100 Autori ai registi, agli attori, ai produttori di cartoon (qui è risuonato il grido d’allarme: “Vogliamo che i nostri bambini crescano con i film d’animazione americani?” – la domanda era retorica, la risposta no: a noi è successo, non ne siamo usciti tanto male, e non c’era neppure la Pixar ad alzare il livello).
Tutto il cinema italiano, per la prima volta da decenni riunito – lo ha detto uno dei partecipanti, purtroppo l’audio da remoto era pessimo e non si è capito il nome. Per chiedere formalmente al ministro Gennaro Sangiuliano, al sottosegretario Lucia Borgonzoni e al direttore generale Nicola Borrelli quel che di solito si chiede in queste situazioni. Soldi e certezze – si può anche elegantemente invertire l’ordine, dalle certezze (o dalle certificazioni, spesso burocraticamente complicate) discendono anche i contributi. Ma il personale che deve sbrigare le pratiche è scarso rispetto alle esigenze.
I numeri del settore registrano 9.000 imprese attive, la maggioranza piccole e medie. 95 mila sono i posti di lavoro diretti, 114 mila nelle filiere connesse. Il moltiplicatore economico è pari al 3,54: per ogni euro investito ne ritornano tre e mezzo. Ma allora perché c’è bisogno di cospicui finanziamenti pubblici? Risposta: è l’eccezione culturale, mutuata dalla Francia che durante l’incontro è stata definita più volte “il modello che ci piace”.
Sicuro. Ma in Francia ci sono anche scuole di cinema come la Fémis, paragonabile – per difficoltà e selezione all’ingresso – alle grandi scuole di formazione: si entra per concorso, ne esce la classe dirigente francese. Il tentativo di “sfatare il luogo comune secondo cui in Italia si girano troppi film” regge fino a un certo punto. In Italia nel 2022 sono stati 176, in Francia 191. Ma i francesi hanno 6.298 sale (dati del 2022) e gli italiani ne hanno 3.541. Per non parlare della diversa abitudine al cinema: i francesi ci vanno anche di pomeriggio. E se un’opera prima non funziona in sala, non finanziano la seconda. Figuriamoci la terza.
Parlano gli attori, non garantiti: siamo tanti e non tutti star. Marco Bellocchio celebra la presenza di varie categorie, fino agli scenografi e ai montatori, gli agenti e i compositori: “restiamo uniti” (e aggiunge: “la legge 180 mi protegge dal ricovero coatto”). Chi invoca più donne protagoniste, non soltanto giovanissime. Si parla di idee vendute per spiccioli, tipo 100 euro. Ma può darsi pure – suggerisce l’avvocato del diavolo – che non valessero tanto di più.