Estate ’85

La recensione del film di François Ozon, con Félix Lefebvre, Benjamin Voisin, Melvil Poupaud, Valeria Bruni Tedeschi, Philippine Velge
di
7 JUN 21
Ultimo aggiornamento: 10:51 AM
Un amore estivo con conseguenze, ennesima dimostrazione (non ce n’era bisogno) di quanto François Ozon sappia cambiare genere e stile. Il suo film precedente, “Grazie a Dio”, raccontava le indagini sui preti pedofili (e le vittime, e le gerarchie che proteggevano i colpevoli). “Frantz” era in costume, in un piccolo villaggio tedesco alla fine della Prima guerra mondiale. Il prossimo – “Tout s’est bien passé” – sarà al Festival di Cannes, quest’anno di luglio: nella carriera del regista, capace anche di grottesco e di comicità, appartiene al filone tragico-funerario, come “Le temps qui reste” o “Sotto la sabbia”.
E’ tratto dal romanzo autobiografico con lo stesso titolo di Emmanuèle Bernheim, sceneggiatrice di Ozon per vari film: racconta che il padre le aveva chiesto di aiutarlo a morire, e appunto “E’ andato tutto bene”. La morte viene evocata anche nella prima scena di “Estate ’85”, con il tono svagato degli adolescenti che si promettono amore eterno, e stringono un patto: “quando uno di noi morirà, l’altro ballerà sulla sua tomba” (“Dance on my Grave” è il titolo del romanzo di Aidan Chambers, scrittore inglese figlio di minatori, che il giovane Ozon aveva letto a un’età impressionabile).
Siamo in Normandia, un ragazzo biondo al timone della barca a vela annuncia che il protagonista della storia è un cadavere. Una dalle tante citazioni, che arrivano fino al “Tempo delle mele”, la cuffietta per ascoltare “Sailing” di Rod Stewart nel frastuono della discoteca. Il biondino David ora è innamorato di David con la bandana, e tutto sembra perfetto: “fu la più bella notte della mia vita”. Prima della rottura compare una ragazza, ma David butta lì parole ben più tremende: con te mi stavo annoiando.