In ricordo di Burt Reynolds. Dalla foto nudo sulla pelle d'orso a quei film che oggi non si possono più fare

Mariarosa Mancuso

Quando lo screanzato supereroe Deadpool si fece fotografare adagiato sulla pelle d’orso, al pubblico di riferimento mancava il riferimento (non per colpa, erano solo troppo giovani). Lo scatto imitava il paginone uscito su Cosmopolitan nel 1972, Burt Reynolds nudo sulla pelle d’orso. E un posacenere in primo piano, che oggi fa scandalo quanto il fatto che il maschio, allora, non conosceva depilazione (avrebbe urlato d’orrore al solo pensiero). I baffi erano di foggia “pornstache”, li esibisce anche il dottore con il camice che cura Linda Lovelace in “Gola profonda”, inteso come film di Gerard Damiano uscito lo stesso anno (da allora, serve per ribattezzare tutti gli anonimi informatori di cose politiche, l’ultimo nell’editoriale del New York Times). Se li è fatti tali e quali James Franco, che ha tutto un altro fisico, per girare la serie “The Deuce - La via del porno”.

     

 

Burt Reynolds poi si pentì della scelta - “non so cosa avevo in mente, mi sono aiutato con l’alcool”. L’anno dopo girò “Un tranquillo weekend di paura”, diretto da John Boorman. Il tipo di film che oggi non si possono più fare; e se qualcuno volesse tentare comunque l’impresa, mancherebbe il pubblico. Quattro maschi se ne vanno in canoa sulle rapide, prima che la diga le faccia sparire (grande opera inutile e dannosa). Finiscono tra i buzzurri (ma proprio buzzurri sdentati) mentre un ragazzo poco sveglio suona il banjo. Due canoisti vengono aggrediti (a scopo sessuale). Resta tra i boschi un cadavere - applausi dal pubblico come quando Louise spara allo stupratore di Thelma. Si capisce che la volta dopo i maschi andranno in spiaggia, tranquilli sotto l’ombrellone. E la smetteranno di pensare con nostalgia alla natura selvaggia, da affrontarsi con l’arco e le frecce.

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