Se non è carne non dite carne. L’Ue ne azzecca una, ma non si possono perdonare i complici del ragù di tofu

Per i politici di Strasburgo le parole che fanno pensare alla carne devono essere riservate ai prodotti contenenti carne. Basta bistecche di soia, per capirci. Quando l’iter legislativo sarà completato, forse ci libereremo davvero di mostri concettual-gastronomici e di illusionismi che hanno dell’incredibile eppure esistono davvero

18 GIU 26
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Il mondo è affamato di verità, scriveva Leopardi padre due secoli fa. Si evince che Monaldo fosse molto più ottimista di Giacomo. Io se non mi trattengo, se non me lo vieto, tendo verso il pessimismo del poeta, e figuriamoci quando si tratta di Europa, continente sconfortante. Sono convinto che abbiano tutti una gran fame di balle, poi però arriva un voto del Parlamento europeo a smentirmi, almeno temporaneamente, almeno parzialmente: per i politici di Strasburgo le parole che fanno pensare alla carne (bistecche, braciole, costine…) devono essere riservate ai prodotti contenenti carne. Basta bistecche di soia, per capirci. Fra l’altro è stato un voto a grande maggioranza: 560 i favorevoli, solo 75 i contrari. Interessante capire chi sono i pochi negatori del vero. Fra i nomi noti c’è il campione dei diritti omosessuali Alessandro Zan, presenza facile da spiegare. Se sfidi la legge naturale (Catechismo, punto 2.357) ne consegue una lineare contrarietà alla legge lessicale, quella che assegna le cose alle parole.
Se sei capace di chiamare “matrimonio” l’unione di due persone nessuna delle quali mai e poi mai potrà diventare madre, puoi benissimo chiamare “carbonara” degli spaghetti senza guanciale, oltre che senza pecorino e senza uova (la diabolica “carbonara vegana”).
Poi ho letto il nome di Leoluca Orlando. A parte che non ricordavo fosse ancora in politica, ma questo è un limite mio, la faccenda è leggermente più complicata. L’antico democristiano oggi milita nei Verdi: avrà apostatato? Sarà diventato panteista? Un cristiano non può fingere che Cristo nell’Ultima Cena abbia mangiato un agnello di marzapane. Noi cattolici siamo attenti alla verità anche nel cibo. Riguardo all’Eucaristia il Codice di diritto canonico è molto chiaro: l’ostia dev’essere “solo di frumento”, il vino dev’essere “del frutto della vite e non alterato”. Nessuno spazio per ostia di lenticchie e vino dealcolato. “Amare la verità vuol dire odiare la menzogna”, disse il cardinale Biffi. Sarà per questo che odio il latte senza lattosio. Ma che roba è? Tipo frutta senza fruttosio? O come un tonno in scatola senza tonno e solo scatola? Quanto nichilisti bisogna essere per partorire simili formule? Ti dà noia il lattosio? Bevi il vino! Non reggi il vino? Bevi l’acqua, sorella acqua, e lascia in pace la realtà.
Che poi non è il caso di entusiasmarsi troppo. Quando i ministri dei 27 stati avranno firmato, quando l’iter legislativo sarà completato, forse ci libereremo davvero di mostri concettual-gastronomici quali il salame vegano e il ragù di tofu, di illusionismi che hanno dell’incredibile eppure esistono davvero come il tonno di anguria, il carpaccio di barbabietola, la tartare di avocado, il salmone di carota, ma non del cosiddetto veggie burger. Tale chimera è stata graziata per via di un compromesso con le industrie produttrici. Saranno contenti i mangiatori di polpettine mollicce a base di legumi o funghi, rese compattate grazie agli addensanti e appetitose grazie agli aromi, e degli altri nuovi cibi superprocessati e superartificiali, pensati per un’Europa solitamente mai sazia di menzogne (Monaldo aveva torto) e che però stavolta si è presa una pausa.