Chiesa
L'ALTOLÀ A LEONE •
L'ex capo dei vescovi tedeschi fa la ramanzina al Papa: "Chiarisca sugli abusi"
A mons. Georg Bätzing non sono piaciute le parole di Leone XIV sull'aereo che lo riportava a Roma dopo il viaggio in Francia. Il Pontefice, parlando degli abusi, aveva detto detto l'ovvio, e cioè che "l'abuso sessuale è innanzitutto un problema umano"
4 NOV 26

Roma. E’ un attacco senza precedenti quello che mons. Georg Bätzing, fino a pochi mesi fa presidente della Conferenza episcopale tedesca, di cui è stato negli anni una sorta di curatore fallimentare (prova ne è che dopo la sua guida illuminata un sondaggio ha rilevato che per il 44 per cento dei cattolici in Germania sarebbe auspicabile una fusione con le Chiese protestanti), ha diretto contro il Papa. Con un comunicato in bella mostra sul sito della sua diocesi (Limburgo), si è detto “irritato” rispetto a quanto Leone XIV ha osservato di ritorno dal viaggio in Francia sulla crisi determinata da come la Chiesa ha risposto agli abusi sessuali. Il Papa “non ha voluto confermare l’affermazione di alcune persone colpite secondo cui avrebbe riconosciuto il carattere sistemico dell’abuso sessuale nella Chiesa cattolica. Ha detto di preferire un’altra formulazione. Nel colloquio con le persone colpite a Lourdes, ha affermato di aver parlato di determinate organizzazioni all’interno della Chiesa che talvolta avrebbero agito in modo abusivo come sistema. Allo stesso tempo ha dichiarato: ‘L’abuso sessuale è in primo luogo un problema umano’. Naturalmente – scrive Bätzing – l’abuso sessuale è un fenomeno che va ben oltre la Chiesa cattolica. Avviene in famiglia, nelle associazioni, nelle scuole e in altre istituzioni. Ma proprio per questo dobbiamo osservare con precisione quali condizioni specifiche lo rendano possibile o lo favoriscano nei rispettivi contesti. La questione delle cause sistemiche non è un sofisma linguistico. Da essa dipende se trarremo o meno le giuste conseguenze dai crimini del passato”.
Quindi, il vescovo elenca tutto quel che si è discusso e messo in pratica in Germania, sostenendo che dal processo sviluppato lì “è emerso con chiarezza che non basta perseguire gli autori, svolgere formazioni sulla prevenzione e migliorare i regolamenti procedurali. Tutto questo è necessario, ma non è sufficiente. Dobbiamo anche cambiare le strutture in cui si esercita il potere, si assume la responsabilità e si prendono le decisioni. L’autorità sacrale non deve far sì che le persone possano sottrarsi al controllo. La guida ecclesiale ha bisogno di obblighi vincolanti di rendicontazione, di processi decisionali trasparenti e di meccanismi di controllo efficaci e, per quanto possibile, indipendenti. Non è una richiesta astratta. Deve tradursi nel nostro stesso agire”. Ma Leone XIV cosa aveva detto? Semplicemente, non dando corda ai tanti manigoldi brandenti cappi e manette, osservava che molte delle vittime incontrate a Lourdes “hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente, preferisco esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all’interno della Chiesa che, a volte, per così dire, come sistema, hanno agito in modo abusivo. Ma credo sia importante fare questa distinzione. L’abuso sessuale è innanzitutto un problema umano. Quando avviene all’interno della Chiesa, assume in realtà un’altra dimensione, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta”. All’ex presidente Bätzing non è piaciuto: “Ritengo l’affermazione secondo cui l’abuso sessuale sarebbe in primo luogo un problema umano insufficiente e, nelle sue possibili conseguenze, estremamente problematica. L’abuso sessuale è un grave crimine. Distrugge la fiducia, ferisce le persone nella loro dignità e può segnare la loro vita in modo duraturo. Dove responsabili ecclesiali hanno coperto o taciuto tali atti, o ne hanno impedito il chiarimento, essi portano una propria grave responsabilità. Nella Chiesa si aggiunge un’ulteriore dimensione: l’abuso dell’autorità spirituale e della fiducia religiosa può danneggiare profondamente, o addirittura distruggere, anche la fede di una persona. Papa Leone ha affrontato esplicitamente questa particolare ferita e la responsabilità della Chiesa nei confronti delle persone colpite. Lo riconosco. Proprio per questo mi auguro da lui un altrettanto inequivocabile riconoscimento delle cause sistemiche della violenza sessualizzata. Non voglio insinuare che il Papa rifiuti in linea di principio le conoscenze scientifiche. Ma le sue dichiarazioni lasciano aperta una domanda decisiva: riconosce che non solo singole persone e organizzazioni, ma anche strutture specifiche della Chiesa cattolica hanno favorito l’abuso e la sua copertura? Questa domanda è di importanza fondamentale. Perché, se non nominiamo chiaramente le cause, non saremo nemmeno in grado di superarle con coerenza”. Quindi, l’altolà: “Anche la Curia romana e le strutture di governo della Chiesa universale devono lasciarsi misurare sul fatto che il potere sia esercitato in modo trasparente, la responsabilità verificata e il controllo garantito efficacemente. Per quanto riguarda la Curia romana, finora vedo ancora troppo poco di quel cambiamento culturale radicale di cui abbiamo bisogno”.
Bisogna prendere atto che “la Chiesa cattolica ha causato, con l’abuso sessuale e la sua copertura durata decenni, una sofferenza incommensurabile e ha perso molta fiducia. Questa fiducia non si riconquista con delle dichiarazioni. Servono un agire credibile, la disponibilità all’autocritica e il cambiamento coerente delle condizioni che hanno favorito l’abuso. Se la Chiesa dovesse relativizzare o negare le cause sistemiche della violenza sessualizzata, sarebbe una grave battuta d’arresto. Ferirebbe nuovamente le persone colpite e metterebbe a rischio la credibilità dell’elaborazione”. Proprio per questo, scrive l’ex presidente della Conferenza episcopale tedesca, “ritengo urgentemente necessario un chiarimento da parte di Papa Leone. Il riconoscimento delle cause sistemiche non è una peculiarità del dibattito ecclesiale tedesco. E’ una conseguenza delle conoscenze scientifiche e delle esperienze delle persone a cui nella nostra Chiesa è stata inflitta una grave sofferenza. Dobbiamo a queste persone di non edulcorare nulla, di non relativizzare nulla e di non rimuovere nessuna scomoda verità. Una Chiesa che vuole annunciare credibilmente il Vangelo deve essere pronta a interrogarsi criticamente anche sulle proprie strutture. Non deve anteporre i propri interessi istituzionali alla dignità dell’essere umano. E deve accettare che l’autorità spirituale non dispensa mai dalla rendicontazione e dal controllo”. Il vescovo ha ponderato bene i tempi per il suo attacco: il Papa sarà chiamato a risponderne tra qualche giorno, interrogato dai giornalisti al suo seguito, fra l’Uruguay, l’Argentina e il Perù. Una inattesa e non richiesta november surprise.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
