Chiesa
MARTIRI CONTEMPORANEI •
Violenza e persecuzione: la caccia ai cristiani non si ferma
Il nuovo rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre è chiaro: in più della metà dei paesi analizzati, la situazione non è migliorata. Tutt'altro. Dall'Africa subsahariana all'Asia, fino al Nicaragua, i cristiani sono nel mirino
29 OTT 26

“Ogni notte, quando i nostri rapitori dormivano, pregavamo sapendo di non essere soli, che c’erano persone come voi che non ci avrebbero mai abbandonato. E’ questo che allora ci ha dato la forza di resistere, ed è questo che continua a darci forza oggi”. E’ la testimonianza di Solomon Ako, cristiano di trentatré anni del nord della Nigeria, rapito da miliziani e torturato. “Ci hanno immediatamente chiesto di convertirci e, quando ci siamo rifiutati, hanno iniziato a picchiarci. Ci hanno frustati. Ci hanno legato le gambe e messo delle catene alle caviglie”. Lui e gli altri ostaggi venivano tenuti per ore immersi nell’acqua fredda fino al collo. Anziché rallentare, la persecuzione contro i cristiani aumenta, in tutto il mondo. E’ il dato principale che emerge dall’ultimo rapporto della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). Esaminando il periodo che va dall’agosto del 2024 al giugno del 2026, si rileva che in più della metà dei diciotto paesi studiati la situazione non è migliorata. Tutt’altro. Violenza estremista, autoritarismo governativo e nazionalismo religioso sono il mix ben noto che espone i cristiani a violenze d’ogni tipo. Non è solo questione di religione: instabilità politica, appartenenza etnica e competizione per la terra incidono. Ma – e il rapporto lo chiarisce – “anche la dimensione religiosa viene spesso sottovalutata, soprattutto al di fuori dei paesi colpiti”. Secondo i dati disponibili, 413 milioni di cristiani vivono in paesi in cui si verificano gravi violazioni della libertà religiosa e di questi 220 milioni sono “direttamente esposti alla persecuzione”. L’Africa, che stando alle cifre fornite dall’agenzia Fides, ha superato per numero di cattolici l’Europa, vive la situazione più delicata. Nell’ampia fascia subsahariana, i gruppi islamisti hanno esteso il proprio raggio d’azione e, scrive Acs, sei dei dieci paesi più colpiti dal terrorismo si trovano in Africa. Proprio in quella regione, oltre alla Nigeria, il focus è su Burkina Faso e Mali, dove intere comunità cristiane “sono state costrette a conformarsi alle prescrizioni islamiche in materia di abbigliamento e comportamento sociale, mentre altre hanno subìto uccisioni e spostamenti forzati”.
Ma più a sud la situazione non è migliore: in Mozambico, dove dal 2017 un’insurrezione di matrice islamista (con tanto di bandiere richiamanti il Califfato del fu Abu Bakr al Baghdadi) ha attraversato la provincia di Cabo Delgado, sono stati uccisi almeno mille cristiani. Il tutto fra “decapitazioni, rapimenti, distruzione di chiese e abitazioni”. Nulla di nuovo, come non nuovo è il dramma che il Nicaragua continua a vivere, con la persecuzione del governo sandinista. Quel che meno è noto, almeno in occidente, è la situazione in Iran. Il rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre è dettagliato nel descrivere come sia intesa la libertà religiosa nella Repubblica degli ayatollah: “Gli arresti di cristiani sono aumentati considerevolmente nel 2025, con 254 casi segnalati, circa il doppio rispetto al 2024. A questo incremento si sono accompagnate sentenze giudiziarie sempre più severe, nonché ulteriori misure punitive, tra cui l’esclusione dall’istruzione, dal lavoro e dall’assistenza sanitaria. Nonostante la liberazione di un numero limitato di persone detenute per motivi religiosi, il quadro complessivo indica un progressivo inasprimento delle restrizioni alla libertà religiosa, caratterizzato da una maggiore sorveglianza, dall’aumento dei procedimenti giudiziari e dall’adozione di misure punitive per comportamenti ritenuti incompatibili con le leggi della Repubblica islamica”. E’ utile comprendere la situazione, visto che “sebbene alcune comunità, tra cui quella cattolica romana e alcune confessioni ortodosse e protestanti, siano ufficialmente riconosciute e autorizzate a celebrare le proprie funzioni religiose, i loro membri sono soggetti a vessazioni e intimidazioni, tra cui il divieto di leggere o distribuire la Bibbia in farsi”. E’ un paese dove “la conversione dall’islam continua a essere illegale e le persone accusate di apostasia o di attività ad essa connesse rischiano l’arresto, la detenzione e la reclusione, spesso sulla base di accuse di ‘minaccia alla sicurezza nazionale’ interpretate in senso molto ampio. I cristiani evangelici vengono frequentemente associati ai ‘servizi di intelligence stranieri’, secondo una narrazione che presenta un’intera comunità religiosa come una minaccia alla sicurezza, accrescendone gravemente la vulnerabilità”. A crescere è anche l’influenza del nazionalismo religioso, che in Asia sta acquisendo sempre più forza. Si pensi solo che in India, nel 2025, si sono avuti più di settecento episodi di violenza anticristiana. Determinanti le sempre più numerose leggi che impediscono la conversione religiosa che sono usate per colpire le minoranze, compresa quella cristiana. Nel periodo oggetto del rapporto, sono sempre di più le celebrazioni religiose interrotte, gli atti vandalici contro le chiese e le aggressioni fisiche.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
