E che transizione. Doveva essere un pontificato di passaggio, invece il vecchio Giovanni XXIII sorprese tutti

I pochi anni del pontificato di Angelo Giuseppe Roncalli furono ricchi di iniziative, di suggerimenti, di inviti che indicarono alcune nuove traiettorie per il futuro della Chiesa
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Foto Ansa

28 ottobre 1958. Venne eletto Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe Roncalli, patriarca di Venezia, scelta che apparve a qualcuno come frutto di incertezza e l’espressione “papato di transizione” venne spesso utilizzata nei commenti all’elezione di un cardinale quasi settantasettenne. Fu davvero un “Papa di transizione”, ma in un modo inatteso. I pochi anni del pontificato furono infatti ricchi di iniziative, di suggerimenti, di inviti che indicarono alcune nuove traiettorie per il futuro della Chiesa. Perfino l’aspetto fisico della persona e il suo bonario modo di presentarsi apparvero all’opinione pubblica come segni di un Papa differente, che il giorno dell’incoronazione si propose nella veste di “buon pastore”. Le sue encicliche furono innovative, specialmente Mater et magistra sui temi della dottrina sociale e Pacem in terris, indirizzata non solo ai cattolici ma a tutti “gli uomini di buona volontà”, che poneva il fondamento della pace nel mondo nel riconoscimento dei diritti e dei doveri dell’uomo.
La costante ricerca della pace, che la Chiesa doveva perseguire con un atteggiamento ch’egli definì di “neutralità attiva”, non si poteva limitare a scongiurare i governi perché evitassero di far ricorso alla forza delle armi, ma doveva “contribuire a formare degli uomini di pace, che abbiano dei pensieri, dei cuori, delle mani pacifiche”. Fu lui a convocare il Concilio Vaticano II, probabilmente l’avvenimento principale della vita della Chiesa nel secolo XX, che riunì i vescovi non allo scopo di combattere e condannare una qualche opinione erronea, ma per mostrare la validità della dottrina cristiana e presentarne il messaggio in un linguaggio comprensibile agli uomini moderni, nel modo che i tempi richiedevano, come il Papa ebbe a dire nel discorso per l’apertura, dove precisò bene che una cosa è il depositum fidei, l’insieme delle verità cristiane, un’altra il modo nel quale esse vengono esposte. Questa impostazione venne compresa dai partecipanti e fu con coerenza mantenuta durante tutti i lavori del Concilio.
29 ottobre 1591. Venne eletto Innocenzo IX, il bolognese Giovan Antonio Facchinetti, che fu Papa per un paio di mesi. Aveva intenzione di riformare il sistema elettorale e appena eletto costituì un’apposita commissione, ma la brevità del pontificato non consentì alcuna decisione. Tra le poche iniziative che riuscì a condurre a termine, ci fu il miglioramento delle condizioni igieniche del rione di Borgo, con una risistemazione degli argini del Tevere per evitare inondazioni, l’abbassamento del costo del pane e la creazione di un consistente fondo di riserva (250 mila scudi) depositato al sicuro nel Castel Sant’Angelo. Non godeva di buona salute e, secondo le cronache del tempo, era molto magro e mangiava una sola volta al giorno. Poco prima del giorno di Natale, decise di percorrere a piedi il pellegrinaggio delle Sette chiese nonostante le avverse condizioni climatiche; il giorno successivo si ammalò, morendo una settimana più tardi.