Chiesa
DOPO L'OPERAZIONE •
Il Pontificato che ci si attende ora
È evidente, perché così va il mondo e pure la Chiesa, che le solite domande – a Papa infermo – inizieranno a farsi. Non solo tra i media e tra gli osservatori di affari vaticani, ma anche tra gli stessi cardinali. Cambierà l’agenda? Rivedrà i suoi impegni? E i viaggi?
14 OTT 26

Papa Leone XIV (foto di Andrew Medichini per Ap via LaPresse)
Mercoledì mattina, il Papa ha eseguito gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l’intervento: i valori sono nella norma. Ha svolto fisioterapia respiratoria e ha iniziato a camminare in stanza. Ha anche ripreso una regolare alimentazione. Insomma, il decorso post operatorio procede regolarmente e l’umore è buono, ha detto il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni.
Il cardinale Pietro Parolin, martedì mattina, ha parlato di “fulmine a ciel sereno”. Nessuno, in curia sapeva del problema del Papa. Ma da quando Leone XIV ha scelto di rendere pubblica la sua delicata situazione, e per di più al termine dell’Angelus domenicale visto in tutto il mondo, in Vaticano si dava per certa la diagnosi peggiore. Che è poi quella che i medici hanno messo nero su bianco nel primo bollettino diffuso qualche ora dopo la conclusione dell’intervento, durato comunque quanto previsto (un’ora e mezza) e senza complicazioni. Si cercava di rassicurare, spiegando che un nodulo non è necessariamente maligno, professori e luminari sentiti da televisioni e giornali chiedevano pazienza, ché il reperto era “ben localizzato” e in uno stato “molto iniziale”. Ufficialmente, insomma, pareva una cosa quasi da niente. Ufficiosamente, il timore è che la scelta di operare immediatamente non fosse strettamente legata al desiderio del Papa di recarsi in Sudamerica tra meno di un mese, ma che la situazione imponesse di agire celermente. Non è un caso, infatti, che i medici abbiano scritto nel bollettino post operatorio che già dagli esami preliminari si sospettava un adenocarcinoma, come poi risultato acclarato all’esame istologico estemporaneo. Detto l’ovvio, e cioè che la tutela della salute è l’imperativo categorico, nessuno oltretevere pensava che solo un anno e mezzo dopo la lunga degenza di Francesco al Gemelli, si potesse ripiombare in un clima di incertezza. Dalla Santa Sede, per quanto possibile, si tende a sdrammatizzare: “Rientrato in stanza, il Papa ha chiesto la cena”. Come a dire: l’intervento non è stato certo indolore, ma si è ripreso bene e senza strascichi. Si assicura che il governo della Chiesa proseguirà come sempre, del resto anche di Francesco si diceva che aveva riposato bene la notte, leggeva i giornali e “lavorava”. Stavolta è diverso, il Papa è entrato con le sue gambe al Gemelli, in quella che sembrava quasi una visita pastorale. Nessun segno della malattia né sul volto né nello spirito.
Ma è evidente, perché così va il mondo e pure la Chiesa, che le solite domande – a Papa infermo – inizieranno a farsi. Non solo tra i media e tra gli osservatori di affari vaticani, ma anche tra gli stessi cardinali. Cambierà l’agenda? Rivedrà i suoi impegni? E i viaggi? Nella politica americana, quando un presidente perde il controllo di un ramo del Congresso alle elezioni di medio termine, si parla di anatra zoppa. Quando un Papa si ammala, i dubbi sul controllo della macchina governativa si moltiplicano. Già si sostiene, pur senza alcuna prova, che l’approvazione dell’elezione del nuovo decano nella persona del cardinale Tagle, è da collegarsi all’emergenza medica del Pontefice. Come a dire: bisogna prepararsi a un Conclave. Leone XIV ha caratterizzato il suo pontificato – almeno in termini “interni” – per la volontà di riportare ordine dopo l’impulsività governativa di Francesco. Un’impresa ancora agli inizi, appena abbozzata. Si vedrà ora se la convalescenza che si prospetta modificherà la tabella di marcia di un pontificato ancora troppo giovane.